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Wednesday, March 24, 2010

Bad Fantasy

La vedete questa foto?
E’ stata scattata questa fine settimana dalle parti di Vara Inferiore (da qualche parte tra Novi Ligure e Savona) durante un live di grvitalia.

grvitalia

Quando l'ho vista ho subito pensato che fosse davvero bella, perché ritraeva il mio personaggio e quello di alcuni amici in un momento piuttosto particolare e importante del live, però poi osservandola a mente fredda non ho potuto notare che questa immagine, per composizione, scenario e soggetti sarebbe stata perfetta come tipica illustrazione di copertina per uno di quei libri fantasy italioti belli zeppi di luoghi comuni che ci piacciono tanto.
Così ho deciso di fare un giochino stupido ed ho analizzato la foto come una persona che non ha mai giocato di ruolo dal vivo e non sa chi sono i personaggi ritratti.
Quello che scriverò sarà niente di più che l’analisi di quello che una persona digiuna di live, ma appassionata di genere, coglierebbe osservando questa foto.

Partiamo dalla composizione dell’immagine.
Abbiamo in primo piano i cinque protagonisti, in posa e leggermente sfalsati tra di loro per dare il giusto ritmo visivo che armonizzi il senso di lettura dell’immagine. L’equilibrio tra sfondo e soggetti è quello giusto che permette poi l’inserimento del titolo e autore del libro.
Lo scenario in cui è ambientato poi è la classica ambientazione montana d’atmosfera: neve per terra, nebbia che fonde gli alberi della foresta sullo sfondo che lasciano intendere che il gruppo sta per affrontare o ha affrontato insidie indicibili nella Foresta Proibita TM.
E ora la parte più interessante: i protagonisti.
Come ogni romanzo fantasy di una certa levatura intellettuale (leggi destinato ai peggio biNbiminkia d&dari o con tendenze troisiane) abbiamo il classico gruppo di spostati, i quali non hanno nulla in comune tra di loro, se non che essersi trovati insieme in maniera rocambolesca (deus ex machina docet) contro Il Signore Del Male TM nell’impresa di recuperare l’Artefatto del Potere X.
I protagonisti poi sono un ricettacolo di stereotipi e archetipi di genere, a partire dal fatto che i cinque protagonisti non hanno nulla che li accomuni e provengono da situazioni completamente estranee tra di loro.
Partendo da sinistra abbiamo il barbaro (o mercenario) violento e sanguinario, che riconosce solo l’uso della forza e che è convinto di non avere bisogno degli altri membri del gruppo. Probabilmente si ritrova imbarcato in questa missione perché il suo villaggio è stato distrutto o perché è mosso da motivi economici (arraffa il tesoro).
Poi troviamo il giovane mago intraprendente e spericolato, tutto genio e sregolatezza della sua accademia magica, per questo motivo isolato dagli altri maghi che si attengono alle rigide regole imposte dai maghi più anziani. Un personaggio del genere potrebbe avere tre motivi diversi per essere introdotto nella storia come ad esempio essere inviato dall’accademia dei maghi per recuperare l’artefatto, oppure perché è talmente indisciplinato che solo un’avventura del genere può metterlo in riga.
A questo punto introduciamo i due elementi esotici della storia: l’uomo bestia e l’elfo particolare.
L’uomo bestia è tipicamente uno sciamano, di una società tribale, che crede negli spiriti e nell’armonia naturale, che ultimamente va tanto di moda visto Avatar. I motivi per cui questo personaggio fa parte dei protagonisti sono sostanzialmente tre: il primo e più funzionale alla trama è che si tratta di un guaritore, il secondo è che il Kattivo di turno nell’attuare il suo Piano Malvagio di Konkuista sta distruggendo l’ambiente (evviva l’ecologismo della domenica) e il terzo è che essendo lui uno sciamano egli si unisce al gruppo perché gli spiriti gliel’hanno detto, ovviamente dando per assoluti questi segni rivelatori.
L’elfo particolare è un must. Non può essere un vero fantasy senza un elfo particolare.
La rappresentazione di questo personaggio è particolare, si discosta dal solito stereotipo dell’elfo tolkeniano, semplicemente perché l’autore/trice per fare l’origggginale, avrà caratterizzato una razza con le orecchie a punta. L’immagine ci dice che questa personaggia è una guerriera e dal tipo di armatura e spada si può dedurre che è di nobili natali ed essendo elfa le sue abilità non si limiteranno esclusivamente alle capacità marziali. E’ quasi certo che la sua presenza nel gruppo sia dovuta al fatto che si tratta dell’ambasciatore della razza di elfi particolari, che inviano un unico esponente della loro razza per combattere il Signore Del Male.
Dulcis in fundo abbiamo il ramingo/ranger umano (il vero leader!), in grado di uccidere qualunque cosa grazie alla sua furtività (neanche fosse Altair di Assasin’s Creed) determinato al compimento della missione, ma dal passato tormentato, che sicuramente ha perso la sua amata o la sua famiglia, oppure ha causato in maniera più o meno accidentale la morte del suo migliore amico.

Mi sono davvero divertita a ricamare su questi personaggi e posso assicurarvi che gli originali non hanno nulla a che fare con la mia minuziosa descrizione, tuttavia ho voglia di divertirmi ancora un pochino e quindi ecco a voi i rapporti tra i protagonisti!

Tutti e cinque i protagonisti avranno un momento iniziale di diffidenza l’uno con l’altro, perché nessuno ha nulla in comune, ma saranno forzati a collaborare per qualche motivo (ri-deus ex machina). Il Barbaro/Mercenario non approva i metodi del Ranger-Leader e del Mago in quanto ritiene il mago debole (è un mago, accidenti!) e vorrebbe essere lui il capo, per questo osteggia il Ranger; riconosce nell’Uomo Bestia una certa affinità primordiale, mentre prova una certa qual attrazione fisica per l’Elfa Particolare di cui ammira la sua abilità combattiva.
Il Giovane Mago Spericolato è attratto dal potere e vede gli altri membri del gruppo come strumenti, l’elemento che lo caratterizza di più è il suo smisurato ego. Tuttavia con il passare del tempo potrebbe sviluppare un senso del gruppo che potrebbe portare a sacrificarsi per i suoi compagni.
L’Uomo Bestia all’inizio non comprende i metodi degli altri, dal suo punto di vista sono i suoi compagni ad essere selvaggi che non si comportano secondo i cicli naturali. La persona più vicina al suo modo di pensare è ovviamente il Ranger-Leader.
L’Elfa Particolare si rapporta con gli altri con fare distaccato e freddo, il personaggio che disprezza più di tutti è il Barbaro/Mercenario per via della sua furia che non esita a utilizzare per ogni minima cosa, cosa che è in antitesi con il suo modo di combattere che è più difensivo e misurato. Volendo stare ancora di più sul luogo comune si potrebbe scommettere qualcosa sul fatto che tra il Ranger-Leader e l’Elfa Particolare potrebbe nascere qualcosa.
E per finire vediamo il Ranger-Leadr. Questo personaggio ricalca in tutto e per tutto Aragorn e l’unico conflitto evidente all’interno del gruppo lo ha nei confronti del Barbaro/Mercenario.

Vedendo quanto ho scritto, partendo solo da una singola immagine, non avrei mai immaginato che questa potesse raccontare così tanto agli occhi di una persona estranea ai fatti che hanno portato alla foto.
Così ora mi sorge un’insana curiosità: voi, o miei affezionatissimi, che storia ci vedete in questa foto? Chi sono per voi i personaggi ritratti? Perché si trovano alle porte di una foresta oscura in un gelido giorno invernale? Che titolo dareste alla vostra versione della storia?
Rispondete nei commenti e farete di me una blogger felice ^_^

Friday, October 02, 2009

Il blocco dell'idraulico

macchina da scrivere
Se è vero che scrivere è una professione e lo scrittore è un artigiano della parola, allora è altrettanto vero che il blocco dello scrittore non esite.

Dico io, voialtri avete mai sentito del blocco dell'idraulico, o del grafico pubblicitario?
No, non esiste professione alcuna su questa terra che possa permettersi un tale lusso.

Ma allora, mi domando e dico, perchè è da un tot - un tempo che è classificabile come da pochi minuti a diversi quarti d'ora - che osservo una pagina bianca di goggle documents (si non ho office su questa macchina), con la sbarretta del testo che fa ci sono e non ci sono, come un'ebete?

La risposta? Semplice io non sono un'artigiana del pensiero scritto, tutt'al più una dilettante, una della peggiore specie, una di quelle dai mille buoni propositi dai mille vorrei, ma che troppo spesso si fa sopraffarre dalla sua incostanza e volubilità. Tuttavia come degno contraltare a questa debolezza d'animo ho una grande testardaggine, che spero sia un appiglio sufficiente per questa impresa.
E in questo momento più che mai vorrei davvero riuscire a venire a capo di questa tempesta sentimentale che è scrivere, non solo per dimostrare a me stessa che sono in grado di portare a termine un obiettivo, ma anche per dare un senso di equilibrio a questo 2009 precario.

E se vi state chiedendo perchè sono qui a fissare l'immenso e disarmante bianco di un foglio vuoto, qualcuno qui, qualcuno che stimo profondamente (due di voi almeno... si voi due, vediamo se ci arrivate) dovrebbero sentirsi chiamati in causa più o meno (in)direttamente. Sappiatelo: è colpa vostra!
Per dirla in percentuali ad uno ne imputo il 70 e all'altro il 30.

La farò franca? Avrò la meglio di questo nemico silenzioso? Non lo so, non so neanche se ce la farò questa volta. Dico questa volta perchè sono anni che inseguo questa chimera personale con un nulla di fatto.

Prendo un profondo respiro, mi lascio trascinare dalla musica che mi regala iTunes e ritorno a fronteggiare il bianco, cercando di intraprendere la salita.

Allora... era una notte buia e tempestosa...

Saturday, September 26, 2009

Una promessa è una promessa.

E che diavolo!

Avevo previsto qesto post per venerdì (cioè ieri) in giornata, tuttavia sono stata molto occupata, principalmente per colpa sua
carrot cake

ma non solo, ho dovuto gestire alcune situazioni pendenti e altre amenità, di cui non voglio ammorbarvi.

Dove ero rimasta?
Ah si, è venerdì mattina, ed io devo preparare una carrot cake, da portare come cadeau a Ivan e Jimena (ve ne parlerò nei prossimi giorni) per ringraziarli per l'ospitalità di sabato pomeriggio.
Per fare una carrot cake ci vogliono le carote, mi sembra lapalissiano, ma il mio frigo ne è sprovvisto, esco quindi a fare la spesa. Destinazione Esselunga!

Zainetto in spalla e ipod nelle orecchie mi incammino sul mio sentiero, accompagnata dalla inseparabile colonna sonora che mischia indie, metal, crossover e varie ed eventuali, quand'ecco che fa capolino della modalità random questa canzone:


Sono i Gamma (si è power metal) l'album è il magnifico Somewhere out in space, avevo 17 anni la prima volta che l'ho ascoltato.

Bene, ora sta per cominciare una nuova puntata del Mab-Amarcord, se non ve ne può fregare nulla del mio monologo logorroico, ok il post è finito, altrimenti proseguite, ma occhio, parlerò ancora di brutte fanfiction, per la precisione di un'altra mia fanfiction adolescenziale(anche questa scritta male), ma per fortuna vostra qui non c'entra nulla Axia Stonewlf (fu Okami).

Dicevo i Gamma Ray, Winged Horse per la precisione.
La cosa che mi aveva colpito più di tutte in quella canzone era il testo, quella battaglia tra bene e male, luce e oscurità, senza una vera e propria fine.
Quella battaglia perpetua mi colpì così tanto che decisi che avrei scritto un racconto, perchè credevo fortemente fosse giusto e doveroso rendere omaggio a qualcosa di così potente, o per lo meno decisi che cimentarmi con qualcosa che impressionasse anche altre persone su una tematica che mi aveva toccato così dal profondo.

L'intento era nobile, la scrittura un po' meno, anche se qualche cosa di buono, nel rileggere il manoscritto oggi - anche questo più o meno perso/distrutto nei meandri del tempo come i racconti di Axia, amen - se ne potrebbe tirar fuori.

Vi vedo fremere sulle vostre seggiole, so che morite dalla volgia di ascoltare l'avvincente trama, vi accontento subito, tra parentesi i miei sarcastici autocommenti (quando uno ci prova gusto a demolire il suo stesso lavoro).

La vicenda inizia in un distretto povero di una città senza nome, il protagonista un ragazzo, tormentato da incubi e malessere per la perdita del suo miglire amico. La particolarità di questa scena è l'ambiente, si tratta di un pianeta dove è sempre notte, col senno di poi mi spiace non aver approfondito questo aspetto della vicenda, anche se ai fini del racconto il mondo natale di Seb (il nostro) non ha molta importanza, percchè nel giro di pochi passaggi si trova ad abbandonarlo.

Incontrata un'elfa oscura (ma allora è un vizio!) negromante, che gli spiega che lei è qui per portarlo sulla Luna Nera (!) dove entrerà tra le fila di un esercito di creature della notte. Il nostro si lascia convincere (si vede che attraversavo quella fase adolescenziale dove tutto deve essere cattivo ad ogni costo) e parte per la luna oscura. Appena arrivato su questa Luna il nostro si accorge di aver fatto una scelta non proprio sensata (ma dai?!), ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Si trova in un ambiente seppur molto simile, come condizioni ambientali atmosferiche al suo mondo natale, anche qui è sempre notte, tutta via in principio ne è stranito e intimorito, anche per via della diversità e della amalgama di razze mostruose che compongono le fila degli armati di questo sedicente esercito oscuro, e soprattutto è messo in soggezione dai modi selvaggi e crudeli che tutti sembrano avere (si chiama esercito oscuro mica per nulla).

Seb non sa cosa pensare, è prigioniero in un mondo ostile abitato da mostri, tuttavia poco dopo il suo arrivo fa la conoscenza di una ragazza, uno dei pochi umanoidi presenti sulla Luna oscura. La ragazza si presenta, e nonostante alcuni dubbi che il nostro ha su di lei (figurati se non davo i superpotei a qualcuno, vediamo se indovinate che razza di personaggio è la cooprotagonista, al vincitore una bambolina e una fetta di torta di carte... Signor Bobby, tu sei esonerato :P), i due legano abbastanza in fretta.

A questo punto della storia succedono diverse cose, che devo aver scritto male e affrettatamente, perchè ho un vuoto di memoria tra l'arrivo di Seb e la presentazione con Vega (la ragazza strana) e la prima battaglia, tra cui l'introduzione del super cavaliere nero (il cavaliere dello zodiaco ha pure tanto di armatura improbabile), di cui il nostro rimane subito colpito e che tutti temono e viene spiegato che questo super cavaliere nero è il generale dell'esercito.

Arriva la prima battaglia, dopo un tot di mesi di addestramento dei due, mesi in cui non spiego che cosa succede (ah le gioie della mala scrittura!).
Durante la battaglia contro l'esercito della luce (eccerto l'esercito dell'oscurità contro chi deve andare??) l'esercito dell'oscurità le prende, perde il mega cavaliere dello zodiaco, ma i nostri si salvano, anzi a quanto mi ricordo si soono anche fatti valere.
Gli eserciti si ritirano e fanno ritorno ognuno al suo quartier generale, urge una soluzione per rimpiazzare il cavaliere dello zodiaco caduto in battaglia (tra l'altro in modo becero e ridicolo, se non ricordo male) e quale idea migliore se non dare il comando (senza nessun motivo logico) a quel frescone del protagonista!

A questo punto Seb è tuto esaltato, ma al contempo si fa delle pare notevoli e poi passa ancora del tempo, e ovviamente non descrivo cosa succede (o non me lo ricordo, perchè doveva essere qualcosa di insignificante o talmente scritto male) ma fatto sta che arriva il momento di una nuova battaglia, e allora il nostro cha le paranoie, deve condurre l'eseeercito contro quelli della luce, così decide di chiedere una licenza e porta Vega sul suo piante dove è sempre notte e qui arriva la svolta intimista, lui gli racconta del suo amico perduto, e siccome il momento è propizio per gli outing anche la nostra gli fa una sconvolgente rivelazione (tentevi forte...) lei non è una ragazza normale, bensì una vampira (A me tuailàit mi fa una sega). Lacrime di commozione, momento molto emo e i due si giurano eterna amicizia e tornano a casa che c'è una guerra da combattere (mioddioooootiprego puniscimi per quello che ho scrittooooooo).

(ci siamo quasi, manca poco, lo so che è un supplizio, ma se siete arrivati fino a qui potete farcela dai!)

E siamo alla battaglia finale, la resa dei conti.
Seb è diventato cavaliere dello zodiaco, è in prima linea e guida i suoi, va contro il cavaliere dello zodiaco degli avversari, i due si battono in cielo cavalcando i loro destrieri alati. E' uno scontro senza esclusione di colpi, ma alla fine il nostro la spunta, colpisce e riesce a uccidere il cavaliere bianco, che cade al suolo. L'esercito oscuro vince questa volta.
Seb decide di togliere l'elmo al cavaliere dello zodiaco bianco, e colpo di scena: il ccavaliere bianco è l'amico perduto del nostro!
Questa rivelazione causa in Seb rabbia e turbamento, che lo portano sul finale del racconto a disertare a rinunciare al suo titolo di cavaliere dello zodiaco e insieme all'amica vampira fuggono e si danno alla vita da avventurieri.

Le forze del buio non sono minimamente colpite da questa mossa del nostro, ed imperterrite continuano la loro lotta contro le forze della luce nominando un altro cavaliere dello zodicao.

Fine, grazie al cielo.

Ora non so perchè vi ho raccontanto questa storiella, a parte per mostrarvi come non si scrive un racconto fantasy, solo che da quando sono a casa mi capita molto più spesso di ripensare ad avvenimenti o particolari che hanno significato qualcosa in passato e quella canzone dei Gamma ha riportato a galla tutta questa storia, che all'epoca, nonostante fosse di poche pagine, mi era costata moltissima fatica e per la quale andavo davvero fiera.

Tra l'altro ero così orgogliosa che decisi di regalarla al Signor Bobby per il suo compleanno di quell'anno. La storia ai tempi gli era piaciuta, credo che a rileggerla ora con occhio critico potrebbe usarla benissimo come esca per accendere il fuoco del barbeque.
Del resto io farei altrettanto.

Friday, January 25, 2008

[CRONACA] Un oggetto misterioso

Il post di oggi è un estratto di una cronaca, ovvero una narrazione collettiva ad opera dei membri della comunità "Paiolo Magico" ospitata da yahoogruppi.
Ogni parte di cronaca viene portata avanti da uno "scrittore" diverso, che non solo manovra un suo personaggio (nel mio caso sono la mente dietro alle malefatte di Mabelle Stonewolf, tassorosso quindicenne dai capelli rosa e un po' troppo attaccata ai comfort della vita babbana), ma coinvolge nella sua narrazione anche personaggi di altre persone, cercando di manovrarli nel modo corretto.

Ho deciso di pubblicare proprio questo pezzo, vuoi perchè esco reduce dalla lettura dei doni della morte, vuoi perchè sono particolarmente soddisfatta di quel che ho scritto, che volevo rendervi partecipi dello scritto.
Nella cronaca menziono Occhio, Finarfin, Angmar e Serghjej, personaggi che appartengono rispettivamente a Gabe, Sam G, Massi e Federica. Occhio è il custode della scuola, Finarfin e Angmar sono due compagni di scuola di Mab, rispettivamente Corvonero e Tassorosso e Serghjej è il preside

Enjoy

[22 gennaio - Bubblewoods]
L'aula brulicava di attività, gli studenti, fatti entrare a forza da
Occhio, si godevano quella parentesi di libertà, mentre i professori
erano in riunione altrove.
C'era chi si lanciava aeroplanini di carta incantati, chi giocava a
volano, servendosi delle bacchette magiche come racchette.
Mab provava a scrivere con la penna d'oca.
"E' un'impresa disperaata" sospirò lamentandosi con tono rassegnato,
ma su questo punto Gabe era stata irrevocabile quando l'aveva chiamata
a colloquio privato qualche mese prima. "Però gli altri prof, non sono
così esigenti, Fin, mi fanno scrivere con la mia penna a sfera..."
Fece al compagno, che la osservava con fare distratto. Finarfin le
ritirò la pergamena e diede un occhiata ai vani progressi della
tassorosso.
"Per fortuna che le punte delle penne sono incantate, per non
spezzarsi mai, però tutte queste macchie non sono normali..." disse
contemplando l'ennesimo foglio di pergamena devastato dagli esercizi
di calligrafia della compagna.
Di li a poco il professore entrò in classe, e gli studenti furono
richiamati all'ordine, la lezione incominciò, ma i ragazzi avvertirono
qualcosa di diverso, come di sbagliato nell'aria e una leggera
tensione si impadronì dell'aula.
Come attratta da un silenzioso richiamo Mabelle, per tutto il
protrarsi della lezione continuò a fissare fuori dalla vicina finestra
verso la foresta.

Qualche ora più tardi, a lezioni finite, la Tassorosso era seduta in
disparte in sala grande con un libro di incantesimi aperto d'avanti
agli occhi, che sfogliava in maniera distratta. Era evidente che la
sua attenzione non era focalizzata sul libro di scuola.
Una voce le ronzava in testa, un sibilo persistente e costante, che le
faceva venire i brividi come una folata di vento gelido, se ci si
soffermava troppo.
Avrebbe voluto ignorare quel richiamo, ma non poteva. Sapeva quello
che doveva fare ma l'idea di farlo non la metteva di buon umore,
qualcosa le diceva che questa non era una di quelle occazioni che
avrebbero riservato buone notizie.
Chiuse il libro, lo prese sottobraccio per riporlo nella sua tascapane
nera, riempita alla ben e meglio di toppe di gruppi musicali babbani.
Senza farsi notare scivolò fuori dalla sala grande, alla volta della
torre di Tassorosso. Camminò silenziosamente, quasi sospinta dalla
forza d'inerzia, l'espressione leggermente preoccupata sul volto.
Scivolò all'interno della sala comune dei tassi e abbandonò, senza
curarsi dove la aveva lasciata, la sua cartella. Uscì di fretta, così
di fretta che urtò la spalla di Angmar. Mabelle incrociò per un attimo
la faccia del tasso e mentre accellerava il passo si scusò in modo
asciutto, senza dare tempo al compagno più grande di replicare.

Corse per una scala, curvò in un corridoio e dopo pochi minuti era in
cortile, girò un angolo del castello, aspettando di essere coperta da
un muro. Un colpo di bacchetta e tutto intorno a lei si fece enorme e
smisurato. Il musetto bianco della lepre si alzò nervoso ad annusare
l'aria un paio di volte, poi le sue zampe posteriori scattarono verso
la forsta, passando per una fessura del muro di cinta giusta giusta
per un aimale di quella taglia. Mai come quella volta Mab si rabbuiò,
pensando che a Occhio quella grossolana crepa fosse sfuggita.

A ggrandi balzi confondendosi nella neve si fece strada nella foresta,
sapeva che Ghiaccio si trovava lì, sapeva che la stava aspettando.
Mabelle fissò lo sidhe silenziosamente, gli occhi rosa carichi di
agitazione "Perchè mi hai chiamato?" gli disse la ragazza con le
sembianze di una lepre "Vi avevamo avvisatogià una volta, voi uomini
non vi accorgete di un problema, finchè questo non vi si para innanzi.
Ora dovrete combattere nuovamente."
Mabelle scosse la testa, sentiva che la rabbia le stava crescendo
dentro, con Ghiaccio era sempre così, la frustrazione si accompagnava
al senso di disagio.
Qualcosa fece voltare Ghiaccio, per un attimo Mabelle giurò di aver
scorto sul volto imperturbabile del sidhe una smorfia riconducibile al
turbamento. Pochi secondo dopo Ghiaccio si voltò d nuovo a
fronteggiare la ragazza "Mabelle Stonewolf, figlia della Corte di
Inverno, stanno arrivando, sono più vicini di quel che tu possa
immaginare. Ora corri" disse con voce piatta, per poi svanire
lasciando dietro di lui una folata di vento gelido.
Mabelle Iniziò a correre, il respiro corto per la paura, voleva
tornare al castello, non lo aveva mai desiderato così tanto prima
d'ora.

Le mura della scuola erano ormai prossime, questa visione la
rinfrancava, così si fermò un attimo per riprendere fiato, il torace
le faceva male per il freddo e mentre pensava a chi raccontare quello
che Ghiaccio le aveva detto, vide saettare a pochi centimetri da lei
un brillamento rosso. Istintivamente scattò di lato.
Un altro brillamento, questo la colpì di striscio ad un orecchio,
frastornandola per qualche secondo e bruciacchiandole la punta
dell'orecchio, a stento trattene uno strillo. Sentì dei passi nella
neve congelata, si stavano avvicinando.

Vedeva il buco nel muro, era a poche decine di metri, con uno scatto
l'avrebbe raggiunto, ma aveva troppa paura a muoversi. I passi erano
sempre più vicini "Vediamo che cosa ho preso" diceva una voce
strascicata, Mab si riscosse da quel leggero torpore, doveva vincere
la paura assolutamente. Respirò e contò fino a tre.

"AVADA KEDAVRA!" tuonò la voce dell'uomo alle sue spalle, Ma la lepre
dal ciuffo rosa era scattata in avanti con uno scatto fulmineo
evitando la saetta verde, Mabelle si meravigliò di quella mossa, era
stata la sua volontà o l'istinto di sopravvivenza della sua parte
animale?
"Ma che fai???" cinguettò una seconda voce, questa vlta di donna,
dolce come il miele e suadente e strisciante come un grosso serpente
"Non perdere tempo con quel coniglio... abbiamo altro da fare, lo
sai."

Mabelle si infilò nel buco, senza guardarsi indietro, corse a rotta di
collo, fino a quando la sua corsa non venne interrotta dalla figura di
un uomo.
Serghjej la guardava accigliato. Mabelle cercò di cambiare di nuovo
rotta. "Signorina Stonewolf, la strada per la torre di Tassorosso è
dall'altra parte. Più tardi avrei piacere a scambiare quattro
chiacchiere con lei nel mio uffico, e per finire, lo consideri un
compito speciale, quel ciuffo rosa... impari a trasfigurarlo
correttamente."

*Più in là, in un corridoio del castello Alrune Ask dei Piduli sternutiva.
"Staranno parlando male di me?" si disse mentre tirava su col naso, poi inarcò un sopraciglio e guardando Pavarotti - il suo rospo - si rispose, tronfia del suo ruolo da Caposcuola "No impossibile".


***

Ti è piaciuta questa avventura? vorresti far vivere un tuo alterego potteriano nella magica scuola di Bubblewoods, allora iscriviti!!!

*Mi fanno notare sottilmente che qualcuno potrebbe offendersi se non racconto anche del suo personaggio.
Ti voglio bene, vecchia ciabatta mia.

Saturday, June 09, 2007

Cliffhanger

In narrativa, un cliffhanger è un finale di un episodio di una serie che interrompe l'azione in un momento culminante, rimandando la vera e propria conclusione all'episodio successivo

*******************

"Fate come volete, voialtri, io torno indietro dagli altri, continuare a scappare non ci porterà a niente."
Continuo a vomitare addosso a Hilal e Varua il mio sdegno, sono visibilmente paonazza in volto, siamo scappati subito dopo l'abbordaggio come conigli braccati dai cani da caccia, incapaci di prendere una decisione chiara, se proseguire verso il villaggio e abbandonare i nostri compagni, oppure tornare indietro, e con un'azione probabilmente suicida (non sappiamo chi abbiamo contro, ne quanti sono) e vedere che fine han fatto gli altri.

In lontananza lo scalpitio di diversi zoccoli sulle pietre del dissestato sentiro, una carrozza dall'aria lugubre, tirata da 4 cavalli ci passa davanti. In bella vista lo stemma del Flagello, l'aria attorno a noi si carica di brutti presagi, per un attimo arresto la mia corsa stordita da quell'ondata improvvisa di energia negativa.
Mi basta solo un secondo per prendere la mia decisione: il Flagello è il mio nemico, devo abbattere chiunque si pari sul mio cammino e si palesi come appartenente a quest'abominio.
Scatto in avanti, sono già proiettata sul tetto della carrozza nera, pronta a sferrare il mio attacco, quando sento alle mie spalle la forte presa di Varua, che mi blocca. "Fermati!" mi intima, mi giro e la vedo paralizzata dalla paura.
Hilal ne approfitta per anticiparmi, si lancia all'inseguimento della carrozza a sua volta, Varua capisce che ormai l'unica alternativa è combattere, mi lancia e anche lei, si getta all'inseguimento.

Faccio un balzo e mi aggrappo al retro della carrozza, gli altri non sono stati abbastanza veloci, ma subito dopo uno scossone del carro mi fa rotolare al suolo.
La carrozza si ferma.

L'aria attorno a noi si fa più densa, la temperatura si abbassa e lentamente la porta della carrozza si apre.
Davanti ai nostri occhi si staglia la figura scheletrica e grottesca di un prete di quel blasfemo ordine che ammorba questa terra. Ci squadra silenziosamente.
"sei un servo di Bane?" domanda Hilal, ascia in pugno e pronto a scattare come una molla. "Non sono servo di nessuno" ringhia senza muovere la bocca, ci fissa con quel suo gigno da teschio, poi continua a parlarci "Abbiamo amici in comune" Fa cenno di seguirlo, ma io voglio che prima liberi i nostri amici.
Contrattiamo per qualche minuto, e alla fine l'abomino sembra venire in contro alle nostre richieste. Si volta, entra per metà nella sua carrozza e trascina fuori i corpi primi di conoscenza di Zorya, la maestra sciamana di Hilal, e di Tinebra, la mia mentore Cavaliere del Sangue. Degli altri nessuna traccia.

"Sei libera di andare, ma un giorno il Flagello raggiungerà anche Mulgore. I centauri, saranno stati solo uno scherzo in confronto alla nostra potenza"
Varua ringhia "Il flagello cadrà, e tu con esso!" dice stringendo la sua alabarda in pugno e grattando con gli zoccoli per terra.
Il prete scheletrico si volta nuovamente e rivolge uno sguardo serafico alla tauren "Io sono imperituro".

Sollevo con scatto fulmineo la mia spada, con fare meccanico mi metto in posta d'attacco e con tutta la forza che ho in corpo abbatto Senza Nome, sul mio nemico, mentre un urlo ferale prende forma e sale dal profondo.
Anche Hilal e Varua fanno lo stesso e scagliano la loro offensiva, il litch non è sorpreso della nostra reazione, tuttavia non riesce ad evitare i nostri tre violenti affondi, ai quali risponde pronunciando delle parole in una lingua a noi incomprensibile.
Sul terreno appaiono delle rune incendiate di una fiamma blasfema e demoniaca, i nostri corpi iniziano a contorcersi di dolore, un secondo dopo Varua cade a terra come paralizzata.
Inneggio adf un urlo di battaglia della mia Dea, mi faccio forza, anche se so che Freya non risponderà alla mia chiamata, ma la mia fede, legata ad una divinità di un altro mondo, in questo momento è l'unica cosa in grado di sostenermi.
Senza Nome si scontra ancora una volta con violenza contro il corpo scheletrico del prete, la lama nera dello spadone fa saettare via alcune costole.
Subito dopo vengo colpita da una saetta, il dolore diventa intollerabile. Cado in ginocchio, ma devo continuare, faccio leva sulla spada a due mani e sono di nuovo in piedi, pronta a portare un altro attacco.
Hilal cade paralizzato, ora siamo solo io e lui, ed un altro ruggito si fa strada, mentre lo colpisco ancora e ancora. Altre ossa si staccano dal suo corpo. Sembra soddisfatto, come se stesse testando la mia tenacia in battaglia.
Altre parole in quella lingua oscena e tutto intorno a me si fa buio.

Sono cieca. Mi fermo qualche secondo, tremante e stremata. Sento ancora la spada salda nelle mie mani "Locktar Udan!" o vittoria o morte, carico il colpo ed il fendente si conficca saldamente nella sua gabbia toracica. Per un attimo tra gli spasmi del dolore, mi pare di sentire un fremito di terrore che percorre il corpo del litch.
Cado in ginocchio senza più forze.
"Ora basta!" tuona il nonmorto. Mi appoggia le mani sulle spalle e il mio corpo si blocca.

E' finita.

*******************

Hilal e Varua sono paralizzati e nulla sembra poter farli uscire da quello stato di stasi, Vanya è in fin di vita. Zorya e Tinebra sono fuori combattimento
Questa volta tutto sembra perduto.
Riusciranno i nosrti eroi a farla franca contro il malvagissimo lithc?

Il seguito nella prossima puntata!
(che per inciso è tra due settimane)

Maledetti cliffhanger.
Impazzirò prima di sapere che ne sarà del mio povero PG.

Saturday, May 12, 2007

Intro - Un giorno prima

Piccola introduzione del mio personaggio della cronaca di mage via mail.

Le tende sono tirate e l'aria è satura di un'aroma dolciatro che si
spande da un bastoncino di incenso. Nella sua perenne battaglia contro
la luce del sole, Sofia disegna figure distorte e grottesche con un
carboncino, su uno spesso blocco di fogli di carta grigia.
La porta della sua stanza si apre e una donna affacendata entra con
passo deciso, senza curarsi della ragazza. Tira le tende e apre la
finestra, per far uscire l'aria stantia di essenze dalla stanza.
"Mamma!" tuona la dark con estrema disapprovazione. Senza aspettare
una replica da parte del genitore, esce dalla stanza sbattendo la
porta, raccoglie la sua borsa e ancora con il foglio in mano esce di
casa, senza una meta precisa, l'importante è scappare lontano da quel
vortice di mediocrità che sono tutte le persone che si definiscono
normali.

Avvolta nei suoi strani vestiti neri, con i suoi capelli di un
indistinguibile colore viola/cenere e la pelle talmente pallida da
farla sembrare un cadavere, Sofia non è certo tipo da passare
inosservata.
Cammina velocemente, un passo dopo l'altro si allontana da casa e ad
ogni passo sprofonda sempre di più in solitari monologhi mentali, solo
l'urto contro un passante la distoglie dal suo vagare in quell' oscuro
universo; neanche si scusa con il ragazzo che l'ha urtata, ma Il
foglio che stringeva nel pugno le cade a terra e rivela un albero
contorto con un espressione piangente.
Di alberi così ne disegna tanti Sofia, ma la cosa che cattura subito
la sua attenzione è il platano che si trova dall'altro lato della
strada, è incredibilmente simile a quello che ha disegnato lei.

Sofia

Friday, March 23, 2007

Il primo sangue

Stasera esce 300!
Per festeggiare l'evento, ecco un mio racconto breve :)

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Ryu mi guarda.
Negi occhi il fuoco della determinazione, vorrebbe alzarsi, raccogliere il bastone e attaccarmi di nuovo, ma Ryu, che è poco più che un ragazzo, è stanco e stremato dalla grande fatica della giornata, e il sudore che gli imperla la fronte e gli bagna la casacca rattoppata ne è testimone.
Lo aiuto ad alzarsi.
Per oggi può bastare.

Il ragazzo mangia, e prima di andare a dormire, va a pregare per lo spirito del padre, un cavaliere come lo sono io.

Incrociai la strada di Ryu cinque anni fa e dall'ora proseguono parallele, lo trovai che si trascinava senza meta per questa terra, portando con se una spada che per un bambino era troppo grossa.
Quando vide le mie insegne iniziò a seguirmi, da principio non volevo che mi stesse intorno, ma poi la sua insistenza nel seguirmi, mi fece cambiare idea, capii che quel ragazzo aveva scelto la sua strada: la strada della guerra.

Ora lo vedo sognare sotto questa coperta di stelle, un sorriso si affaccia sul suo giovane viso, perchè Ryu sta sognando la battaglia, sogna di essere un cavaliere alla testa di mille uomini, pronti a scattare come una frusta al suo comando. Desidera così tanto combattere in una guerra vera. Anche io un tempo ero come Ryu, anche io facevo gli stessi sogni di gloria.
Ma il campo di battaglia ti cambia, ti insegna una lezione che non imprerai da nessuna altra parte, lo spirito di una guerra è una grande belva nera selvaggia, dagli occhi incandescenti come tizzoni: devi riuscire a domarla, o lei ti divorerà.

Il giorno della mia prima battaglia pioveva incessantemente, il terreno era un pantano insidioso, ad ogni passo eravamo sempre più stanchi e provati da quelle frustate gelide ed impietose, marciavamo incontro al destino.
Di fronte a noi non vedevo l'esercito nemico, temuto da molti per la sua sua imponenza e superiorità, ma avevo davanti agli occhi quella fiera oscura, che con i suoi occhi incendiati mi scrutava fin nell'animo, cercando di carpire ogni mia paura segreta.

TUM TUM TUM...

I tamburi battevano un ritmo infinito e costante, il tempo sembrò fermarsi.
Poi come il fulmine che squarcia il cielo, iniziammo a caricare.
Guardai la belva negli occhi, un urlo ferale crebbe dentro me, facendosi strada dalle viscere a salire, spada in pugno mi avventai con sprezzo del pericolo contro la bestia: o vittoria o morte!

Affondai la mia lama con forza, nel collo del demone della battaglia, il suo sangue caldo mi schizzò addosso. La belva guaì e dopo poco si accasciò al suolo come uno straccio bagnato, rivelandosi per ciò che era.
Attorno a me decine di cadaveri, alcuni amici, altri no.
La mia spada era ancora infilzata nel corpo del soldato che avevo colpito, lo guardai per alcuni secondi, anche lui, come me, era alla sua prima battaglia.

Riemergo dai miei ricordi e guardo il ragazzo, con gli stessi occhi con i quali mi guardava il mio maestro d'arme.
La strada della battaglia è ciò che Ryu ha scelto e, un giorno non troppo lontano dovrà confrontarsi con quella bestia e domarla per sopravvivere, sarà il tempo del suo primo sangue.

Tuesday, October 31, 2006

Le Dieci Vie - Cast of characters pt.1

In attesa di ricevere da Daniele i primi model sheet dei protagonisti, ecco una mia personalissima (In quanto il design curato da Dani differisce in alcuni particolari dal mio) rappresentazione dei protagonisti ottenuti con 2 diversi siti di dollmaker.
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Questa è stata fatta con il candy doll maker di elouai

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Questa invece è ottenuta con il simulatore di personaggi di Gaia Online

Ma vediamo più nel dettaglio i personaggi
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Bruce Caldwell Sevastianov, è per metà irlandese e per metà russo (eh, quando uno è strano è strano :P ), ma non è solo questo particolare a renderlo fuori dalla media, infatti è un mago, anche se non lo sa ancora, ed il suo potere principale è quello di influenzare gli eventi a suo piaceimento, questo gli permette di avere sempre una grande dose di fortuna. Ha 19 anni e studia lettere straniere all'università statale di Milano.
Gli piace il rock anni '70 e Tommy degli Who, e The dark side of the Moon dei Pink Floyd sono i suoi due dischi preferiti. Legge moltissimo, ma non ha un genere, o un autore preferito, mentre Tarantino e Wenders sono i suoi due registi preferiti. Tra i suoi hobby ci sono il collezionare vecchi vinili, e il ritagliare da giornali e riviste immagini e articoli interessanti, che poi attacca sui muri di camera sua.
E' innamorato di Sofia, ma la ragazza all'inizio non sembra interessarsi a lui.

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Sofia Corso, come Bruce, anche lei è una maga, ma a differenza del ragazzo, lei è consapevole del suo potere. E' infatti capace di influenzare la mente ed il corpo delle persone, a impartirle il suo addestramento magico è stata sua madre Tessa. Anche lei studia nella stessa facoltà di Bruce, infatti i due si conoscono abbastanza bene.
Ha un debole per Robert Smith (secondo lei sarebbe il suo uomo ideale), infatti i Cure sono tra i suoi gruppi preferiti insieme ai Depeche Mode. Ha una fissazione per i gatti e le mucche, di cui colleziona ogni oggetto che rappresenti questi due animali.
Sofia trova molto interessante Arashi, con cui ha una relazione all'inizio della storia.

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Il mite e tranquillo Matteo Volpe, a differenza degli altri ragazzi del gruppo, è un essere umano normale, senza alcun potere o attitudine sovrannaturale, tuttavia è dotato di un forte self-controll, di una buona prontezza di riflessi e di un fisico sportivo (pratica nuoto da quando aveva 5 anni). Tutti questi tratti tipicamente umani, gli permettono di stare al passo con i suoi compagni più speciali.
Ha 27 anni e lavora insieme ad Arashi, i due gestiscono un piccolo negozio di informatica. Figlio di due programmatori, fin da piccolo si è sempre trovato in mezzo a computer di ogni genere. Casa sua è una specie di museo del retrocomputing, e del retrogaming, dato che colleziona anche console e videogiochi, e la sua ultima ossessione, in fatto di videogiochi è World of Warcraft.
Adora Star Wars (gli piacerebbe esssere un jedi) ed il cinema di fantascienza, mentre il suo gruppo preferito sono i Kiss.
Teo vorrebbe che la sua amicizia con Arashi diventasse qualcosa di più, ma la ragazza sembra non coggliere i suoi messaggi.

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La donna volpe Arashi Shidou, fa parte di una stirpe di mutaforma, il cui compito è tenere sotto controllo il mondo sovrannaturale, la sua famiglia è stata mandata in Italia per sorvegliare i movimenti della comunità magica.Il fatto che lei debba essere un'osservatrice non le interessa per niente, questa sua scelta l'ha portata in passato ad avere una frattura con la sua famiglia, e ora vive per conto suo a Milano.
In situazioni di stress le spuntano orecchie e coda da volpe, quindi cerca di non perdere mai il controllo, e per questo passa parte del suo tempo libero a meditare e a sfogare emozioni negative come la rabbia, praticando arti marziali. Quando non è impegnata in queste attività passa il resto del tempo suonando, dato che la musica è la sua passione principale. Suona molto bene, sia il basso che la chitarra, e da qualche anno ha formato un gruppo di Progressive rock, chiamato "The Entropic Seeeking".
Arashi vorrebbe che Matteo si desse una svegliata e ci provasse seriamente con lei.

Questo è quanto, mie affezionatissimi.
Ancora un pò di pazienza e inizierete a vedere i frutti di 2 anni di esercizi di stile :D

Wednesday, March 15, 2006

La ballata della foglia caduta

Il vento è il mio cavaliere
Mi conduce in questo silenzioso valzer
Attraverso l'aree

foglie

Wednesday, March 08, 2006

Scheletri nell'armadio

A volte ti dimentichi di cose che hai fatto/scritto.
Oggi facevo pulizia qua e la ed ho ritrovato un mio vecchio racconto, molto breve in verità.
Risale al periodo Fight Club.
Che dire d'altro se non enjoy?

Jack

Se non avessi la certezza matematica che questo non è un sogno non crederei a quello che sto per fare.
Mi chiamo Jack Warrol, 29 anni 7 mesi e 15 giorni.
Per tutta la vita sono stato un verme smidollato, pecora tra le pecore, non mi sono mai fatto notare, ero la classica persona che a scuola dava e riceveva il minimo, nessuna aspirazione a qualche cosa di meglio, nessuna integrazione sociale, sono il fantasma di me stesso, e, ne sono sicuro, la gente fino ad oggi non si curava della mia presenza, ma da domani tutti parleranno del vecchio Jack e di come se ne è andato con il botto.

Ora lo sento, il freddo metallo premuto con matematica precisione e sicurezza contro la mia tempia destra.
Cain è qui con me, dorme beato, ancora sento le sue parole rimbombare nella mia testa “Lo scopo della vita non è forse morire?”. E’ steso sul divano si è lasciato cadere a peso morto ed ha un sorriso ebete stampato sul volto, vecchio diavolo…
Un ultima occhiata alla foto mia foto del giorno del diploma, poi chiudo gli occhi e

...

Come ogni mattina la mia giornata inizia alle 7.45, rovistando tra le mie quattro cose presi una camicia bianca ed un golf grigio asfalto, ho la testa pesante, l’unica cosa che può tirarmi su è una buona dose di caffeina. Trangugio il caffè nero, amaro e caldo, ormai non vi presto più attenzione, né al sapore né all’elevata temperatura. Prendo la borsa e esco di casa, pronto per andare a lavorare.
Sono un tutt’uno con l’ambiente circostante, un camaleonte urbano, la mia figura eretta di esemplare maschio di Homo Sapiens si fonde tra l’asfalto e il cielo plumbeo. Mi dirigo verso la metropolitana, sono lì solo come un cane sulla banchina, guardo i gruppetti di studenti e di altri impiegati parlare, ridere e scherzare; di sottofondo la filodiffusione della metropolitana trasmette “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin. In quel momento mi rendo conto di una cosa che in 29 anni di vita il sottoscritto non ha mai notato:

sono S-O-L-O !

Arrivo in ufficio in orario e mi sistemo nel mio box, sulla scrivania trovo ammonticchiate un numero di pratiche da sbrigare, non sono tutte mie in verità, da anni ormai i colleghi mi fanno “dono” di parte del loro lavoro, ed io faccio spallucce e lavoravo anche per loro, non facevo storie perché non volevo litigi e discussioni, ma accollarmi il loro lavoro non mi rende certo felice.

Le 17.30, la fine di una giornata lavorativa. E' buio e come se non bastasse si mitte a piovere, e sono senza ombrello.
La pioggia nella mia miserabile esistenza ha sempre rappresentato una sorta di leit-motiv: pioveva quando la mia ragazza mi lasciò (non sei tu… sono io), pioveva quando il mio vecchio se ne andò di casa, pioveva quando a mia madre (pace all’anima sua) diagnosticarono un cancro e pioveva quella sera, la sera in cui la mia vita cambiò.

Stavo sotto un cornicione sulla pensilina, stranamente deserta data l’ora, una leggera foschia si alzava dal terreno e tutto sembra far parte di una scena onirica, quasi surreale, quando lo vedo.
Passo sicuro, quasi arrogante nell’incedere, spolverino di pelle e totalmente vestito di nero, Cain faceva la sua trionfale entrata in scena.
“Hai una sigaretta?” mi fa lui, io tartaglio un timido no, avverto il suo forte ascendente e ne sono allo stesso tempo attratto e turbato.
“Che tempo da lupi, non è vero Mr. Jack Warrol?”. Un brivido mi percorre la schiena, come fa a conoscere il mio nome?
Se prima ero turbato, ora sono teso come una corda di violino, faccio per parlare, gesticolo freneticamente, “Ma..Ma lei..Ma..” non terminai mai quella frase perché l’uomo in nero indica il mio badge di riconoscimento dell’ufficio. Imbarazzatissimo provvedo a rimuoverlo, lui sembra molto divertito ed io, invece, molto goffo.
“Io sono Cain” Nel mentre arriva il mio treno, salgo e lo saluto con un cenno della mano.

Torno a casa, la notte passa agitata; la sera seguente lo incontro ancora, e la sera dopo anche , e quella dopo ancora, e così via per ben tre mesi.
Ormai io e Cain siamo diventati amici, io non faccio domande su di lui e di contro lui aiuta me con i rapporti interpersonali.
Finché una sera seguo il mio nuovo amico al poligono di tiro, vuole insegnarmi a sparare; quando prendo in mano quella Beretta automatica ne avverto il nero potere e la sensazione che provo ogni volta che parte un colpo è piacevole: sparare a quelle sagome di cartone pressato era la cosa che mi piaceva di più.

Ultimamete non sono il più il bravo ragazzo sottomesso che ero sempre stato, gli altri lo avvertono, l’artefice del mio cambiamento è il buon vecchio Cain, lui sacome tirar fuori il meglio di me.
Finché non arriva quel giorno. Il capo mi vuole parlare, quando vado da lui mi licenzia senza fare tanti complimenti. Non so che cosa mi ha preso in quel momento, mi avvento su di lui e lo strangolo, poi me ne vado dall’ufficio, come se nulla fosse successo.

Arrivo a casa e chiamo Cain, dopo poco lui arriva da me.
Capisce subito e mi porge la sua pistola, mentre lo fa mi dice “Lo scopo della vita non è forse morire?”.
Gli sorrido, ha il brutto vizio di ripetermi sempre quella frase, poi gli sparo, Cain barcolla e si lascia cadere a peso morto sul divano. Muore di li a poco, ma con uno strano sorriso da ebete stampato sul volto, vecchio diavolo…

Porto la pistola alla tempia destra, guardo la foto fatta il giorno della consegna del diploma: “Va fatto”

BANG!