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Monday, September 19, 2016

Warcraft: l'inizio.

E' lunedì 19 e siamo arrivati al punto 3 della lista degli articoli pianificati, quindi fuoco alle polveri, morte all'Alleanza e FOR THE HORDE!

Un film per nulla atteso, in cui non sono assolutamente di parte.

Friday, September 16, 2016

The Astonishing, is astonishing indeed?

Oggi è venerdì 16, come promesso ecco che sgancio la bomba con il ritorno delle mie recensioni.
Innanzi tutto scusate il titolo in inglese ma le idee faticano ancora un po' a tornare. Per i meno avvezzi con la lingua fornisco pratica traduzione.
La sorprendenza Meraviglia, è sorprendente davvero?
Come avrete capito dal titolo (e alcuni dallo spoiler del post di lunedì) sono una a cui piace complicarsi la vita e, non paga di ciò, attirarsi antipatie, parlerò dell'ultimo lavoro in studio dei Dream Theater. 
L'articolo qui andrà per le lunghe, quindi se siete a posto così non ve ne vorrò male, ci rivediamo lunedì 19, tante care cose a casa.
Ciao, ciao, cià!

Friday, May 27, 2011

If Not Now, When?

Un funambolo sospeso nel vuoto, si staglia intrepido in una cielo campito pressochè uniformemente.
Quest'immagine racchiude in tutta il suo leggero verticalismo il sound del nuovo lavoro in studio dei miei amati californiani., perchè le 11 canzoni ruotano attorno al tema dell'amore e di come la vita orbiti attorno a questo sentimento, in maniera anche controversa a volte, così l'immagine di un equilibrio più che precario e una sospensione nel vuoto è quanto mai azzeccata. L'amore è come quel funambolo, quando ci si scontra con questo sentimento non sappiamo mai se cadremo o raggiungeremo l'altro capo della fune.
Il sound di questo disco si discosta completamente dai lavori precedenti, manca tutta la parte rumorosa e fatta eccezione per due canzoni - Switchblade e Tommorrows Food che ricalcano sonorità simile ai lavori precedenti più crossover con cantato rappato per la prima e più sperimentale in stile Earth to Bella la seconda - si da ampio spazio al groove e alla melodia ed a una insolita svolta quasi progressive melodica che ricorda in maniera incredibile il sound melodico ed intimo dei Porcupine Tree, due esempi sono il singolo Adolescents e Defiance.
Considerando che questo discco sta imperversando in loop sul mio iPod da quando ne sono entrata in possesso ieri, non posso che avere un giudizio positivo per questo nuovo lavoro. Vi metto i guardia  però, perchè se amate la produzione più loud e crossover degli Incubus potreste rimanere delusi per la totale mancanza di questi sound.

Tuesday, September 21, 2010

Arthas l'ascesa del Re dei Lich

Arthas
Sono molto grata ai miei amici che mi hanno regalato, per il mio compleanno, questo romanzo, perché non solo han deciso di andare sul sicuro puntando su qualcosa marchiato WOW (una garanzia di successo sicuro con la sottoscritta), ma anche perché i durante i miei raid librari i romanzi di World of Warcraft mi hanno sempre suscitato interesse e curiosità, ma non a sufficienza da spingermi a comprarli, soprattutto perché la paura di trovarsi qualcosa per le mani di scadente o insoddisfacente è sempre dietro l’angolo.
Ad ogni modo se dovessi basarmi sulle mie regole d’oro dei libri che puzzano di fregatura dalla copertina non avrei mai letto, né consigliato questo libro, perché il quartino recita:

La sua malvagità è leggenda. Signore del Flagello e nemico giurato di tutti i popoli liberi di Azeroth, il Re dei Lich è un'entità di incommensurabile potere e ineguagliabile malizia, un'anima gelida che trama senza posa per la distruzione di ogni forma di vita presente nel World of Warcraft. Ma non è sempre stato così. Molto prima che il suo spirito si fondesse con quello dello sciamano degli orchi Ner'zhul, il Re dei Lich era Arthas Menethil, principe ed erede al trono di Lordaeron, devoto paladino della Mano D'Argento. Quando la misteriosa comparsa di una pestilenza in grado di diffondere il contagio della non morte sembra minacciare tutto ciò che ama, Arthas si spingerà fino alle gelide distese di Northrend alla sciagurata ricerca di un'antica lama runica i cui leggendari poteri potrebbero salvare la sua terra natale. Ma sarà proprio l'oggetto della sua ricerca a farlo precipitare nel baratro della dannazione, esigendo dal nuovo padrone un prezzo terribile.

Ed infatti se non fossi un’accanita giocatrice di WoW leggendo semplicemente questo estratto - tutt’altro che originale - non mi sarebbe mai e poi mai passato per l’anticamera del cervello la benché minima idea o semplice curiosità legata a questo titolo.
Tuttavia c’è da dire che la lore azerothiana è densa di spunti, personaggi e storie degne di essere raccontati. Figuriamoci quando il protagonista indiscusso è Arthas Menethil, uno dei personaggi icona (insieme a Illidan) e più amati della saga videoludica che tutti noi ben conosciamo.

Prima di procedere con questa recensione, vorrei spendere un paio di parole sul commento che andrete a leggere.
Non sono una critica professionista, tuttavia le mie osservazioni si basano, ne più ne meno, su quello che ho letto. Siete liberissimi di pensarla diversamente da me, ma non erigetevi a paladini della letteratura di genere se secondo voi le mie critiche sono sbagliate. Sono le mie critiche punto e a capo. Il dialogo è benvenuto purché questo sia mantenuto in tono civile e non offenda nessuno (me in primis :P).

Ebbene cosa posso dire di questo libro? Che si legge molto velocemente. Avendo a disposizione solo la pausa pranzo e i viaggi casa-ufficio (una media di meno di tre ore al giorno) ho letteralmente divorato le 357 pagine. Purtroppo i pregi di questo libro si fermano qui ed il perché si può riassumere in tre passaggi chiave:

- lo stile confuso e poco curato,
- la caratterizzazione bidimensionale dei personaggi principali
- una scarsa cura per quel che riguarda l’editing della versione italiana (sigh!).

Ad essere del tutto onesta con me stessa e con voi, o miei affezionatissimi, devo segnalarvi per onor di cronaca che il motivo per cui sono arrivata fino in fondo a questa brutta faccenda, è il mio amore per la lore warcraftiana e che ho trovato estremamente piacevoli alcuni rari passaggi, perlopiù nei primi capitoli, in cui ritrovavo spunti di gioco, che ho vissuto in prima persona tramite i miei personaggi in WoW. A parte questa piccola parentesi, il libro alterna momenti di facepalm a scene WTF continue e questa è una situazione tragicomica, che rasenta il surreale.
Arthas narra la vita del Principe di Lordareon dalla sua infanzia fino alla sua (spoiler spoiler :P) autoincoronazione come Lich King. Va da se che, a parte alcune scene di raccordo, il grosso della vicenda è la trascrizione in forma romanzata della trama giocata in Warcraft 3 (campagna umani e non morti) e The Frozen Trone. Quello di cui non mi capacito appunto, è come la signora Golden abbia, pur avendo a disposizione già la pappa pronta (trama di un certo spessore già esistene e dei protagonisti complessi), trasformato il tutto in una prolissa fanfiction degna del peggior fanboy emo.

Ma andiamo per ordine i tre punti fondamentali riassumono il perché boccio questo libro, vorrei analizzarli qui con voi, facendovi capire il perché e il percome delle mie motivazioni.

Questione di stile.

Esistono mille modi di narrare una storia, lo stile in un romanzo è tutto, quando il plot principale non si distingue per originalità, perché da sapore alla trama e determina la vera qualità di quello che stai leggendo. Qui non si discute della qualità trama che non aggiunge nulla di nuovo al genere, ma a come questa viene sviluppata e raccontata al lettore.
Ogni genere narrativo ha bisogno di uno stile adeguato per rendere l’esperienza della lettura qualcosa di piacevole e non tedioso, nel fantasy classico, dove i protagonisti sono cavalieri umani, mi aspetto quanto meno un registro curato, una ricerca di vocaboli che richiami ed evochi in me la sospensione temporale di un medioevo artefatto, invece il romanzo è scritto in modo discorsivo e rapido con dialoghi asciutti e che sembrano ideati da un quattordicenne.
Questo è un dialogo tipo tra Arthas e Jaina

[Arthas sta lasciando Jaina pag120]
A:“E’ la cosa migliore. Forse un giorno le nostre cose saranno diverse e potremo provarci di nuovo. Non è che io non… che tu…”
[segue descrizione in cui il nostro abbraccia addolorato Jaina]
J:“Va tutto bene, Arthas ho capito”
A:“Davvero?”
J:“Onestamente? No. Ma va tutto bene. Succederà se deve succedere. Lo so”
A:“Jaina, voglio solo essere sicuro di fare la cosa giusta per tutti e due”


A questo punto mi sarei aspettata una scena tipo il vecchio spot della pubblicità della Sip.

Le descrizioni di ambienti e dei personaggi sono sacrificate in base al principio che chi sta leggendo questo romanzo conosce già i personaggi e i luoghi perché li ha visti, quanto meno, in Warcraft 3 o in World of Warcraft e purtroppo questo romanzo non è esente dal difetto peggiore dei brutti romanzi fantasy: l’uso sconsiderato ed in quantità elevate di metafore ed aggettivi fini a loro stesso.
Ma quello per cui ho sofferto di più leggendo questo libro è il senso di smarrimento e confusione nelle scene di battaglia causatomi dalla scarsa chiarezza temporale dello svolgersi dei fatti.
Infatti, si nota uno stacco netto nei pezzi di romanzo dove l’autrice si limita a romanzare le missioni compiute dai protagonisti di Warcraft 3 e i punti di raccordo, i capitoli 18 e 19 dove si narra la caduta di Quel’Thalas sono un esempio lampante di quanto il fattore tempo sia eccessivamente compresso e gestito in maniera poco chiara. Una campagna di conquista verosimile richiede diversi mesi, se non altro per percorrere fisicamente vasti territori descritti nel libro, mentre la disfatta degli elfi è liquidata in poche pagine. Tutte le battaglie (ovvero le parti che riguardano le missioni della campagna di gioco) subiscono questo stile sciatto e confusionario, addirittura in quella che dovrebbe essere la seconda missione della campagna umani, Arthas incontra in maniera rocambolesca e totalmente casuale i preti elfi e il mortar team dei nani (il suo esercito nella missione).

I personaggi dovrebbero essere in 3D anche nel libro.

Arthas è un personaggio complesso che travolto dagli eventi subisce una crescita notevole. Il nostro eroe passa da giovane principe amato dal suo popolo a spietato assassino e distruttore di regni, per poi divenire egli stesso parte del male assoluto.
Detto questo anche uno stupido si accorgerebbe che un’evoluzione del genere richiede uno sviluppo del personaggio appropriato, coerente con lo svolgersi della trama (vero, George Lucas? /sarcasm).
Per coloro che non sono proprio pratichi della storia di questo personaggio, riproporrò qui sotto i punti chiave della sua storia personale.

Arthas assiste alla nascita di Invincibile
Arthas incontra Jaina Proudmoore e dopo alcuni trascorsi i due si innamorano
Arthas è costretto ad uccidere il suo cavallo perche’ si azzoppa per colpa sua
Arthas prende coscienza della gravita della pestilenza e decide di sterminare la popolazione infetta di Stratholme
Arthas si imbarca nella spedizione al Nord per uccidere Tichondrius e reclama Frostmourne uccidendo il suo mentore, diventando Cavaliere della morte
Arthas torna in patria e assassina il padre
Arthas uccide Uther e profana i resti del padre
Arthas distrugge la nazione degli elfi e corrompe il pozzo solare
Arthas fa in modo che Archimonde arrivi su Azeroth e distrugga Dalaran
Arthas si fonde con Ner’zhul e diventa il Lich King

In tutto questo ci sono due eventi traumatici che segnano l’adolescenza del giovane principe: la morte dell’amato cavallo Invincibile e il rapporto con Jaina.

Ora posso capire che questi due siano eventi importanti e che segnino il carattere di una persona, ma il rimorso che può scaturire da queste ferite ha un senso fino all’assasinio del padre e dei suoi maestri, una volta ucciso Uther Lightbringer mi aspetto che Arthas perda definitivamente la sua umanità, ma invece dalle pagine del libro Arthas viene dipinto come un bambino capriccioso ed egoista capace solo di addossare la colpa delle sue azioni su altri, incapace di superare i suoi demoni, anche quando compie atti efferati palesemente in contrasto con la sua psicologia infantile. Nella testa della Golden Arthas dovrebbe essere il cavaliere della morte spietato e terribile, ma lei riesce solo a renderlo un bimbominkia lamentoso che passa quasi 300 pagine a sentire fitte allo stomaco perché secondo lui Jaina gli ha voltato le spalle.
Il motivo di questa scelta narrativa ci viene spiegato in un epilogo abbastanza scontato e bruttino.

E se questo non è abbastanza anche Panini ci mette del suo.
Ebbene si, anche Panini ci mette del suo per aggiungere rovina a qualcosa che aveva già i suoi grattacapi.
In realtà l’editing italiano è responsabile di una traduzione sciatta, dalla quale pensa di discolparsi mettendo un disclaimer all’inizio del libro in cui avverte i lettori che i nomi propri dei personaggi non saranno tradotti, per evitare che nei giocatori che sono abituati ad interagire con quei personaggi si crei confusione, mentre per quel che riguarda i luoghi questi saranno tradotti come da indicazioni di Mamma Blizz.
Come per dire “Oh regà, se ci sono cose tradotte a cazzo non è colpa nostra”
Bel discorso, peccato che per alcuni nomi di città tradotti più o meno in modo decente (Città Sotterranea per Undercity, Lunargenta per Silvermoon) ne abbiamo altri che non sono stati tradotti, ma quel che è peggio sono i nomi che sono stati tradotti a metà (Ghiacciaio dell’Icecrown, Campi di Felstone, Baia di Daggercap…).
Una traduzione degna di tale nome si sarebbe battuta per dare nomi in italiano a tutte le località, come ad esempio sono i luoghi ne “Il Signore degli Anelli” che suonano in italiano sempre appropriati e familiari, oppure avrebbero potuto lasciare i nomi di tutti i luoghi in originale, applicando allo stesso modo la regola usata per i nomi dei personaggi.
Ma queste, tanto, sono parole al vento perché è inutile chiedere una buona traduzione quando in partenza il titolo è sbagliato: Lich King si traduce Re Lich non Re dei Lich.
Vorrei proprio chiedere al signor Andrea Toscani da dove salta fuori quel “dei”.

E siccome a noi piace ricordarlo così, beccatevi una compilation dei momenti topici del nostro principe Lich King preferito





Friday, February 19, 2010

Perchè sanremo è sanremo 3

La puntata di ieri sera del festivalle mi è andata completamente di traverso, perché totalmente fine a se stessa.
Parlando della gara vera e propria, la serata di ieri era dedicata alle esibizioni dei 5 big eliminati (Cutugno, D’angelo, Pupo e i suoi intrepidi amici, i shonhohrha e Scanu) in duetto con cantanti amici e le eliminatorie degli altri 5 giovani.

Le esibizioni dei 5 big sono state francamente imbarazzanti e alquanto trash, e non ho speso più di tanto tempo a guardarli.


Sono rimasta molto delusa al ruolo centrale dato ai cantanti ospiti, che hanno eseguito alcune delle canzoni storiche del festivalle per festeggiarne i 60 anni di ricorrenza.
Questo ha portato i 5 giovani ad esibirsi dopo mezzanotte, una fascia oraria ingrata, non solo per la soglia d’attenzione degli spettatori, che dopo ore e ore non ne possono più, ma anche per le esibizioni dei ragazzi stessi. Il caso di Jessica Brando è emblematico.

Jessica è una cantante di 15 anni, molto brava (anche se il suo genere non è il mio), che per via dell’attuale legge sulla tutela dei minori, che impedisce agli stessi di apparire in tv dopo mezzanotte, non ha potuto cantare la sua canzone dal vivo, ma è stata trasmessa la registrazione della prova generale.

Dopo la solita tiritera in cui la Clerici allunga la zuppo comunicano i due big salvati dal televoto: Scanu e Pupo&scEmanuele Filibertuccia.
Sulla riammissione del dinamico duo la platea si infiamma. Piovono fischi e cori di disapprovazione, Antonellona è sinceramente imbarazzata e cerca di placare il pubblico con qualche frase di circostanza, ma con poco successo.


Parlando di canzoni, come avevo promesso ieri è arrivato il momento di dare qualche giudizio.

Se esistesse la Mabcrazia, sicuramente premierei Cristicchi, perché la sua canzone, sia dal punto di vista delle liriche che della musica, mi piace veramente un sacco, ha mordente un testo critico e sarcastico ed è prona al tormentone mabbesco :D
Un premicino lo darei anche ad Arisa nonostante il suo essere improbabile, per l’originalità del brano (fa tanto canzonetta anni ‘30 ed è adorabile nel suo essere più che vintage e naif) e per aver coinvolto quei geni delle Sorelle Martinetti.


Purtroppo non viviamo in una Mabcrazia e quindi gli scenari che si potrebbero delineare due scenari differenti.
Nel primo il clima meritorio che ha caratterizzato le eliminazioni dei giorni scorsi potrebbe portare alla vittoria de canzoni di Malika o Irene Grandi (grandi favorite) ma temo il tackle di Ruggeri.
Il secondo scenario si delinea invece per il trionfo del populismo, ed il mio lucido terrore è che Povia e la sua paraculaggine possano vincere a mani basse.
Ci potrebbe essere anche un terzo scenario, che chiameremo “V per Vendetta” o “S per Sanremo”, in cui la dirigenza rai vuole prendersi la rivincita per la vittoria di Marco Carta (scuderia Amici) dell’anno scorso e portare alla ribalta uno dei due ragazzi fuori usciti dal laboratorio di X-Factor.
Per quanto le due canzoni di Noemi e Marco non mi dispiacciano, non voglio davvero pensare ad una situazione del genere, perché entrambe non sono all’altezza di una vittoria.


Sul post di domani non garantisco nulla, tutto dipende come sempre da WOW e dai programmi della mia gilda , c’è nell’aria una ICC10 che mi farà perdere i duetti dei big. Purtroppo per quel che riguarda la serata finale so già da ora che non potrò seguirla, causa impegni di lavoro, domenica c’è la fumettopoli e sabato sera sarò impegnata a recuperare fisicamente i premi della gara. Vedremo quanto le mie “previsioni” ci sono andate vicino.

Thursday, February 18, 2010

Perché sanremo è sanremo 2

Come avevo previsto, all’inizio del post di ieri, causa WOW, non sono riuscita a seguire seconda serata del Festivalle.

Tuttavia ci sono alcune chicche che meritano di essere ricordate:

- i vestiti della Clerici (il tema ieri era l’argento)
- le domande inutili alla Regina di Giordania
- la Clerici che balla il can-can
- la Clerici che canta la canzone di Povia.

Gli eliminati della serata dei big sono stati i Sohonhohra (abbondiamo con le acca) e Valerio Scanu. La loro eliminazione ha portato al seppuku di centinaia di migliaia di biNbeminkia; il mondo ora è un posto migliore.
Devo dire che fino ad ora queste eliminazioni sono in linea con le mie preferenze sanremesi, dato che le canzoni per cui tifo sono ancora tutte in gara, anche se ad onor del vero devo dire che non sono ancora riuscita a sentirle tutte come si deve, il tempo a mia disposizione è poco e devo fare un mucchio di cose.

Stasera spero di avere un po’ di tempo per rimediare e farmi un’idea più definita della situazione, anche se il mio giudizio parziale me lo sono già fatto.

Anche stasera non so quanto WOW invaderà il mio dopocena, ma in linea di massima (se riesco a sentire le canzoni che mi mancano) potrei iniziare a tirare le somme e azzardare qualche pronostico.

Wednesday, February 17, 2010

Perchè sanremo è sanremo 1

Edit: ho aggiunto link e immgini qui e la al fine di rendere questo wall-of-text più simpatico ^^

Premessa #1:
Ieri sera non pensavo proprio che oggi avrei redatto una cronaca mabbsca di sanremo, tuttavia la visione ridotta dello stesso mi ha fornito una quantità considerevole di materiale (tragi)comico.
Purtoppo non so quante srate seguirò a causa di WOW e altri impegni, tuttavia cercherò di documentare quanto più mi è possibile.

Premessa #2:
La tastiera del computer dell’ufficio (dal quale ho scritto questo post) non prende bene alcune lettere, se trovate parole che hanno perso caratteri per strada, è per questo motivo.

Ieri sera è finalmente cominciato quel carrozzone mediatico che è sanremo. Io ero pronta a sopportare stoica, in contemporanea al raid ad icc, ore e ore di agonia televisiv-radiofonica, in compagnia dei gialappi su radio 2, che puntuali da diversi anni accompagnavano le mie (dis)avventure sanremesi, regalandomi perle comiche epocali come “Svolta Rock” e tante altre coniate negli anni. Purtroppo ieri sera verso le otto e mezzo ho scoperto con mio rammarico che la diretta radiofonica era stata cancellata :( e rimpiazzata con una trasmissione sanremese condotta da Carlo Pastore.

Ho cercato di rifugiarmi in WOW, concentrandomi sul raid in programma, ma con poco successo perché oltre alla delusione per la maratona radiofonica cancellata, c’era anche la stanchezza accumulata durante un’ordinaria giornata in ufficio (evviva il data entry!).

Così dopo qualche try infruttuoso sul Prof, ho deciso di andare a fare il mollusco sul divano e vedere a che punto erano dalle parti dell’Ariston.

Arrivo che mancano solo poche canzoni, e ovviamente mi sono persa tutte quelle che mi interessavano :P, però il quadro generale è sconfortante, quando giro su rai1 la Clerici, che è vestita come una maitresse di una casa d’appuntamenti, – e credetemi la vista delle sue tette su un 40 pollici full HD non è un bello spettacolo – si trova in compagnia di Cassano (il tipico usufruitore di case d’appuntamento), ma questo è solo l’inizio, al peggio, si sa, non c’è mai limite.

La Clerici mi lascia perplessa, dice di presentare sanremo, ma in realtà nel suo intimo è convinta di trovarsi alla prova del cuoco. La sua conduzione è talmente ingenua e sempliciona che è in grado di trascendere le barriere del trash del kitch. Consegnare nelle mani di Antonellona la conduzione del programma più importante della stagione, non solo aziendalmente parlando, è un suicidio, tanto che fare ironia sulla serata è praticamente sparare sulla croce rossa. Le sue competenze in materia di prime serate sono pari a quelle di una massaia mandata a relazionare ad una conferenza mondiale sulla fisica quantistica.

Dopo una coreografia inutile al confine tra Mulin Rouge e We Will Rock You e un cambio d’abito dell’Antonella (sempre sullo stile casa d’appuntamenti), sale sul palco Ruggeri che canta la sua “La notte delle fate”.

La canzone di Enrico mi lascia perplessa, non so se mi sembra una brutta canzone di Vasco o una brutta canzone di Ruggeri.

Subito dopo la Clerici chiama i Sohnora (o come diavolo si scrive) con l’acca. I due sono francamente imbarazzanti e si presentano con due chitarre, che fingono di suonare. Loro ci credono tantissimo e il biondo pettinato con i mortaretti si esalta manco fosse Joe Satriani. Intanto in prima fila qualche biNbaminkia viene colta da crisi isterica e abbandona questa valle di lacrime, con buona pace della sottoscritta.

E’ il turno di Povia e la sua discussa canzone su Eluana. Povia si prsenta sul palco con una mise che definire terrona è fargli un complimento. Complice la stempiatura incipiente, il nostro sembra una fusion tra il cantante dei Tazenda e un pappone albanese (si lo so, sono sul pezzo oggi :P). Francamente non potevo sperare di meglio.

Ascolto la canzone. Sono interdetta (e sono a 2).

E’ un motivo orecchiabile, intarsiato dalla presenza di archi che lo rendono armonioso, ma il testo mi sembra paraculo, perché mi da l’impressione di prestarsi a diverse interpretazioni e quindi di non schierarsi apertamente né da una parte né dall’altra. A rendermi ancora più insopportabile il momento c’è l’interpretazione gestuale del testo da parte di Povia. In quel momento sento l’irefrenabile impulso di rapire 6 vergini e offrirle in sacrificio al dio del metal. In tutto questo il lato veramente negativo della faccenda è che il brano è davvero orecchiabile e, purtroppo, mi è entrato subito in testa, infatti il mio mattino è accompagnato dalla tedioso ritornello.

Sale sul palco la figlia di Zucchero accompagnata dai Nomadi. La sua canzone si chiama “Il Mondo Piange”. Credo che la canzone stessa sia il motivo della disperazione del mondo. Mentre la ascolto (mio malgrado) la mia attenzione è catturata dal naso ipnotico della Zuccherofiglia e dal cantante dei Nomadi, vestito come un soldato sudista.

Le ultime due canzoni sono di Noemi (che non avevo mai sentito prima, nonostante il suo successo) e di Fabrizio Moro.

La canzone di Noemi mi piace, o forse mi piace come la canta lei, ma soprattutto mi piacciono i suoi capelli.
Della canzone di Moro rimango colpita dall’ecletticità (sanremisticamente parlando) del sound. Il brano parte ska e poi si evolve generando rif graffianti e sonorità crossover.

In tutto questo fa la sua comparsa anche Dita Von Teese (La Mia Signora e Padrona), ovviamente introdotta dalla premiata ditta Clerici/Cassano. Ovviamente Cassano si distingue per la sua mediocricità e ignoranza non sapendo cosa sia il burlesque e chi sta per salire sul palco.

LMSP arriva, fa quello che deve fare in un tripudio di svarosky, esprssioni ammiccanti e vodka martini, ed io vorrei essere quell’oliva in quel momento, vorrei TANTO essere quell’oliva.
Terminato il numero de LMSP l’espressione di Cassano è impagabile.
Ci avviciniamo a grandi falcate (era ora) alla conclusione della prima serata e l’annuncio dei tre eliminati, ma Antonellona la tira per le lunghe ed il pensiero di me inglobata dal mio divano tylosand si fa pressante.

Dopo pause pubblicitarie, messaggi promozionali, inutili filmati di presentazione del Gggiovani, arriva la busta.

Rimango basita dall’ingenuità civettuola della Clerici. Se hai una lista di X cantanti, che conosci perché sei la presentatrice (quindi devi sapere a memoria chi ti sale sul palco e canta cosa), e sai che a fine serata tre saranno eliminati è logico che, andando per esclusione saprai chi passa e chi no.

Invece Antonellona continua con fare giulivo e spensierato, senza fare caso ai cantanti che hanno superato la prima selezione. E a questo punto si consuma il dramma psicologico della maitresse (che è ancora convinta di presentare la prova del cuoco).

Vengono eliminati Toto Cutugno, Nino d’Angelo e Pupo e scEmanale Filiberto!
Questa non è un’eliminazione, questa è pulizia etnica, e nel mio piccolo non posso che gongolare. L’espressione della Clerici, una volta realizzati i nomi degli scartati, è di puro terrore; sul suo volto si legge chiaramente ciò che sta pensando:

AC: “Ommioddio! Hanno eliminato i tre a cui avevo promesso la vittoria del Festivalle!”

Chiaramente i manager riuniti degli interpreti scartati le faranno trovare la testa mozzata di Bigazzi nel letto di Antonellona, con buova pace della sottoscritta.

Fine della prima serata.

Monday, January 04, 2010

Sherlock Holmes

Scherlock Holmes

Primo film per questo 2010, il tanto atteso Holmes non tradisce l'attesa.
In questo film ce n'è per tutti: abbiamo l'estetica Ritchiana (impossibile non cogliere l'autocitazione a The Snatch), una trama lineare ma che non lascia nulla al caso, una recitazione piacevolmente piaciona, fracassona e ignorante che diverte e coinvolge (sto sempre più promuovendo Robert Downey Jr. a mio attore preferito), una buona rilettura e caratterizzazione dei personaggi e ottimi elementi di contorno come colonna sonora, scenografie e costumi.

In sostanza, e per non farla troppo lunga che non ho proprio voglia di sbrodolarmi in filippiche indolenti, ci troviamo davanti ad un film divertente e piacevole - dal quale la mia compagnia di D&D del venerdì ha già in programma il saccheggio sistematico in fatto di dotte citazioni - ma che non ha assolutmente le pretese di incoronarsi anzitempo a film del secolo che cambierà il mondo del cinema, curerà il cancro e eliminerà la fame nel mondo. Se ve lo state chiedendo, si, è una stoccata all'imminente Avatar/Pochaontas, perchè ho il lucido sospetto che la trama (la trama badate bene!) sia una porcata colossale.

Unico neo, secondo me, l'aggancio nel finale per un sequel imminente, ma per fortuna la vicenda del primo capitolo si conclude senza cliffhanger stile Compagnia dell'anello.

E per finire vi lascio con The Rocky Road to Dublin, che un po' di folk irlandese fa sempre bene.

Thursday, December 31, 2009

2009 - Il punto della situascion DIMENTICANZA!

Visto che Alzheimer impazza, nella classifica del meglio 2009 ho dimenticato la miglore colonna sonora

And the winner iiiiiiiiiiis:
The boat that rocked
I love Radio Rock.
Se lo cercate su internet dovete goglare The Boat that rocked ovvero il titolo originale usato per la versione britannica, mentre nella versione US è stato intitolato Pirate Radio.

Il film, se non lo avete ancora visto, è una deliziosa commedia inglese sulle (dis)avventure di una radio pirata durante gli anni 60. La colonna sonora è una raccolta dei brani più significativi di quegli anni, che privilegia alcune perle poco conosciute e cita grandi classici del rock anni 60.

di seguito la tracklist dei due cd.

Disc 1
1. Stay With Me Baby - Duffy
2. All Day And All Of The Night - The Kinks
3. Elenore - The Turtles
4. Judy In Disguise (With Glasses) - John Fred & His Playboy Band
5. Dancing In The Street - Martha Reeves And The Vandellas
6. Wouldn't It Be Nice - The Beach Boys
7. Ooo Baby Baby - Smokey Robinson
8. This Guy's In Love With You - Herb Alpert & The Tijuana Brass
9. Crimson And Clover - Tommy James & The Shondells
10. Hi Ho Silver Lining - Jeff Beck
11. I Can See For Miles - The Who
12. With A Girl Like You - The Troggs
13. The Letter - The Box Tops
14. I'm Alive - The Hollies
15. Yesterday Man - Chris Andrews
16. I've Been A Bad Bad Boy - Paul Jones
17. Silence Is Golden - The Tremeloes
18. The End Of The World - Skeeter Davis

Disc 2
1. Friday On My Mind - The Easybeats
2. My Generation - The Who
3. I Feel Free - Cream
4. The Wind Cries Mary - Jimi Hendrix
5. A Whiter Shade Of Pale - Procol Harum
6. These Arms Of Mine - Otis Redding
7. Cleo's Mood - Jr. Walker & The All Stars
8. The Happening - The Supremes
9. She'd Rather Be With Me - The Turtles
10. 98.6 - The Bystanders
11. Sunny Afternoon - The Kinks
12. Father And Son - Cat Stevens
13. Nights In White Satin - Moody Blues
14. You Don't Have To Say You Love Me - Dusty Springfield
15. Stay With Me (Baby) - Lorraine Ellison
16. Hang On Sloopy - The McCoys
17. This Old Heart Of Mine (Is Weak For You) - The Isley Brothers
18. Let's Dance - David Bowie

2009 - Il punto della situascion

Da quando questo Blog esiste non ho mai fatto una classifica, con i migliori dell'anno, però forse questo di 2009, uno dei peggiori anni che possa annoverare nel mio archivio storico, voglio ricordare quelle due o tre cose degne di nota.

Miglior Film
inglourious basterds

Up

Miglior disco


Skyforger

The Whirlwind

E per finire il 2009 mi ha portato da leggere The Ministry of Food di Jaime Oliver, Wunderkid di GL e Dollhouse da vedere.

Ci vediamo nel 2010!

Friday, November 27, 2009

L'Avenue Q in italiano



Questa foto è stata scattata a Londra nel dicembre del 2006, durante le mie vacanze di Natale di quell'anno, se siete nostalgici o curiosi potete leggere le cronache di quella trasferta qui.
Credo che nel 2006 Avenue Q ce lo filassimo in 4, qui in Italia, e nella mia testolina fantasticavo sulla (im)possibilità di vederlo su italico suolo, per via della sua satira dissacrante, che mai e poi mai avrebbe potuto superare il muro della censura italiana. Fortunatamente sono stata smentita e evidentemente l'idea non doveva essere venuta solo a me.

Così arriviamo a questo autunno - il 2009 - e a scorrazzare per dei bei teatri italiani abbiamo il nostro Avenue Q, che canta in italiano invece che in inglese, che ha i pupazzi ridisegnati da Brachetti

Il cast originale
avenue Q

I pupazzi italiani
avenue q

La prima differenza che si nota sono appunto i pupazzi, se nella versione originale lo stile dei character si rifà palesemente a Sesame Street, la produzione italiana ha ben pensato di rifarsi ad uno stile più nostrano, non avendo noi purtroppo nel nostro background la familiarità con uno show come Sesame Street (Sic!).
Tuttavia devo ammettere, che nonostante la trasfigurazione brachettiana, i pupazzi conservano la loro personalità originale. Princeton rimane sempre un giovincello appena uscito, fresco di laurea, dall'universita, Trekkie una bestia porno-dipendete e così tutti gli altri. Una cosa che invece mi ha divertito pearecchio è il nuovo design dei "Bad Ideas Bears" - in italiano reso con un adorabile "Orsetti Diavoletti"- che hanno la faccia dello stesso Brachetti e di cui purtroppo non ho trovato un'immagine :(.

La cosa che invece mi preoccupava di più era l'adattamento delle canzoni in italiano.
Quando si è molto affezionati ad una cosa, e si ha la tendenza ad essere puristi, il cambiamento è sempre accolto con scetticismo.
Se in un primo momento l'ascolto dei samples mi aveva lasciato perplessa, devo dire che inseriti nel contesto dello spettacolo ho trvato le nuove canzoni bene integrate, nonostante un arrangiamento un po' più funky rispetto all'originale un po' strano ma per nulla sgradevole, e ben interpretate. Credo che il segreto per non rimanere delusi dalle nuove canzoni sia appunto farsi coinvolgere dalla bravura e l'impegno degli attori.

Ho trovato un buon cast, capace di destreggiarsi con pupazzi, canzone e piccole coreografie, guardando uno spettacolo del genere si rimane subito catturati dalla magia della recitazione con i pupazzi, in cui attore e marionetta di fondono in un unico personaggio. Bravissimi tutti gli attori, ma io ho amato in particolare Maria Dolores Diaz - Gary Coleman - Mauro Simone, bravissimo nei suoi tre ruoli - Nicky, Trekkie e uno degli oresetti.
Ed in ultimo, ma non meno importante vorrei ringraziare Elisa Santarosa - Vigilia di Natale - perchè finalmente ho capito le battute di Christmass Eve, che in inglese mi erano praticamente incomprensibili, visto che parlava con l'accento giapponese (oh noes!!).

La versione italiana ha alcuni cambiamenti di battute importanti da quelle originali, ve le elencherò qui sotto.

Princeton in inglese ha una laurea in inglese "What do you do with a B.A. in English/ What is my life going to be?" mentre in italiano la stessa battuta è diventata "Cosa farò con la mia nuova laurea/ Storia dei grammofoni". Capisco che la canzone richiedesse un'adattamento in metrica, ma almeno potevano trovare una facoltà meno campata per aria.

Sempre nella canzone di apertura "It sucks to be me/Che sfiga che ho" Princeton esclama vedendo Gary Coleman per la prima volta "Oh my God! You are Gary Coleman!" in italiano la battuta è stata cambiata "Oh mio Dio, tu sei Arnold". In un secondo momento dopo la canzone c'è un dialogo, che non esiste nella versione originale, in cui Gary puntualizza che il suo nome non è Arnold ma Gary Coleman.

In Avenuq Q un importante tema è l'integrzione tra gli umani e i mostri (Monsters) - Kate e Trekkie sono due mostri - come succede in Sesame Street, dove i pupazzi sono appunto mostri; nella versione italiana invece i mostri sono diventati "Pelosi". Personalmente non condivido molto la scelta, preferivo un Kate Mostro, piuttosto che il Kate Pelosa della versiona italiana.

Nella canzone "If you were gay" Rodd inizia con questa battuta: "An afternoon alone, with my favourite book... Brodway musicals of the 1940..." Il personaggio di Rodd è un omosessuale non dichiarato, per rendere il senso della battuta nella versione italiana è diventata:
"Un pomeriggio da solo con il mio libro preferito "Le Regine di Italia": Mina, Anna Oxa e Raffaella Carrà".

La canzone "Mix-tape" è sata completamente tradotta, notevolmente a mio avviso, con titoli di canzoni italiane (non chiedetemele che non le ricordo tutte).

Nella canzone "Special" (il brano di Lucy the Slutt) Brian la introduce dicendo:
"So here's the woman you all came to see, the Around the Clock is proud to present, fresh from her world tour headlining in Amsterdam, Bankock and Celebration - Florida...."
Mentre in italiano l'ultima data del tour è Villa Certosa! C'è da dire che nella versione di Londra dicono Vatican City, quindi a seconda delle produzoni varia un po' ^_^.

In una battuta verso la fine dello spettacolo Kate dice a Princeton che lavora da Starbuck's, in italiano è diventata una generica libreria (eh si... Starbuck's questo sconosciuto!).

La canzone "I wish I could go back to college" è diventata "Vorrei tornare al liceo".

E per finire nella canzone "For Now/E' così" la battuta "Is only for now! (George Bush!)" è diventata "Per ora! (Bossi!)", ma anche questa battuta credo che vari di tempo in tempo e di produzione in produzione, anche se quando l'ho visto a Londra la battuta era quella originale. Tuttavia credo che se "Berlusconi" fosse stato in metrica, avrebbero messo lui :P

Credo di aver scritto tutte le differenze tra una versione ed un altra, se qualcuno che legge queste pagine ne avesse notate altre me lo dica ^_^.

Bene, siamo arrivati alla fine di questa recensione, decidete voi se lo spettacolo vale o meno la pena, sappiate solo che io ho riso dall'inizo alla fine.

Thursday, October 29, 2009

The Whirlwind review

Sette anni di attesa valgono ogni singolo giorno di silenzio se poi quello che ne esce fuori è questo novo inedito del supergruppo prog-rock Transatlantic.

The Whirlwind

Il vortice è una suite in 12 parti lunga 77 minuti circa, il cui motore principale è la ricerca, che porta inevitabilmente ad una analisi di un genere sfaccettato come il progressive rock, che va ad affrontare tutti gli stilemi e i punti chiave di questo genere, numerose citazioni, che però hanno il pregio di non suonare mai come un plagio e soprattutto nel contesto prog i più che presenti singoli assoli o parti prive di cantato non si rivelano mai fini a se stesse eccedendo in una prolissità musicale, che è spesso il grande difetto di musicisti virtuosi.

Trattandosi de facto di un'unica traccia non è possibile analizzare brano per brano, il disco va ascoltato nella sua interezza. Bisogna farsi investire da questo vero e proprio uragano sonoro e guardare attraverso l'occhio del ciclone. Una volta iniziato l'ascolto si verrà travolti da questo turbine composto dalle emozioni più disparate, che termina con un senso di sollievo, esattamente come quando una tempesta si placa.

The Whirlwind è senza dubbio il loro disco simbolo ed anche quello più maturo (senza contare che è stato registrato nel giro di una settimana), perchè rappresenta in modo perfetto ed armonico gli stili, così diversi, di questi quattro musicisti.

Ecco la tracklist:
• Overture/Whirlwind
• Wind Blew Them All Away
• On the Prowl
• Man Can Feel
• Out of the Night
• Rose Colored Glasses
• Evermore
• Set Us Free
• Lay Down Your Life
• Pieces of Heaven
• Is It Really Happening?
• Dancing with Eternal Glory/Whirlwind (Reprise)

Friday, May 08, 2009

Come capisco che un libro può interessarmi.

Il genere fantasy è il mio preferito, tuttavia chi di voi ha mai avuto il piacere di accompagnarmi in libreria avrà sicuramente assistito ad uno dei miei monologhi letterari dove lancio pareri caustici a go go su un titolo piuttosto ce un altro. Ma tolto la patina egocentrica elitista intellettuale con cui mi piace impanare il tutto alla fine dico né più né meno quello che penso.

Perchè mi infervoro tanto?
Non basterebbe passare oltre e ignorare la materia? In fondo nessuno mi obbliga a comprare un libro.
Mi "arrabbio" - in realtà arrabbiarsi è un termine troppo forte, ci vorrebbe una sfumatura del termine che tendesse più al passionale e meno all'ira - perchè il genere mi piace, e trovo che gli editori si comportino male nei confronti dei lettori, buttando fuori tanto materiale scadente, piutosto che poco materiale ma curato a dovere.

Ora ognuno ha i suoi gusti, ho amici e conoscenti che leggono libri che a me non piacciono. Amen, come dice G.L non a tutti piacciono gli Slayer, quindi questo post prendetelo come volte, se non condividete le mie opinioni siete liberi di depennarmi dalla vostra lista di amici di feisbuk (ah già, non sono iscritta... XD).

Dunque vi metterò a parte dei miei criteri di scelta:

1 - Faccio un giro sia nel reparto fantasy/antascienza/horror che in quello ragazzi. E' un giro di riscaldamento, per vedere cosa offre la casa di nuovo.
2 - Per ogni reparto mi soffermo indistintamente su tutti i libri che mi atirano. Copettina*, e titolo sono le prime cose che prendo in considerazione.
3 - A questo punto c'è l'analisi del quartino** di presentazione della trama e dell'autore. Tengo fortemente in considerazione l'autore di una storia, perchè il quartino che presenta la trama è molto spesso forviante o approssimativo.
4 - A questo punto dovrei aver capito se secondo me il libro è interessante oppure ho in mano l'ennesima cazzata scritta dall'ennesimo bambino prodigio, ma se così non fosse o un altro asso da calare. Apro il libro a caso e inizio a leggere. Questa prova mi aiuta a capire se il libro è scritto in un buon italiano (o la traduzuine è buona) e la narrazione scorre facilmente.
5 - In ultimo faccio sempre un giro su aNobii per vedere in media come è stato votato quel libro, il tono dei commenti mi da un'ideaa dell'audience medio a cui il libro è piaciuto e quindi se io rientro o meno in quel segmento di pubblico.

* L'esperienza mi ha insegnato che più una copertina è bella, più il libro è carente in diversi punti. La Mondadori ha fatto di questa scuola di pensiero un vanto, facendo lavorare Paolo Barbieri, uno degli illustratori più talentuosi che attualmente abbiamo in circolazione.

** Esempio di quartino che ritengo interessante:
Piccolo di statura, deboluccio e un po' imbranato con la spada, Locke Lamora ha però un grande punto di forza: nessuno lo può battere quanto ad astuzia e abilità truffaldina. E benché sia vero che ruba ai ricchi nessun povero ha mai visto un soldo bucato dei suoi furti. Tutto ciò su cui mette le mani lo tiene per sé e per i Bastardi Galantuomini, la sua banda. A suo modo, Locke è il re di Camorr, una città che sembra nata dall'acqua, ornata di migliaia di ponti e di sontuosi palazzi barocchi e popolata da mercanti, soldati, accattoni e, ovviamente, ladri. In realtà, Camorr è il dominio di Capa Barsavi, perversa mente criminale, che da qualche tempo è impegnato in una lotta senza quartiere con il Re Grigio, altro personaggio decisamente poco raccomandabile. Impiccione per natura, Locke si ritrova suo malgrado in mezzo a questo scontro di titani e rischia di lasciarci le penne. Anche perché il suo misterioso passato nasconde un segreto che può mettere in pericolo l'intera nazione camorrana...


Esempio di un quartino che non ritengo interessante:
Sono passate ore da quando Hertha del clan Fyerno e Kaas, il Sommo Sacerdote di Lenth, hanno intrapreso quel sentiero scosceso. La fatica li ha quasi sopraffatti, ma non possono fermarsi: restare in quel luogo, l'Esterno, abitato da creature malefiche contro cui i loro incantesimi non possono nulla, significherebbe morire. Sulla via del ritorno, però, sentono in lontananza il pianto di un neonato e accorrono a salvarlo. Per Hertha il segno sulla fronte del piccolo non è che una macchia scura, mentre Kaas lo riconosce all'istante: quello è un triglè, un simbolo magico, e il neonato è l'Eletto, l'incarnazione di Kexan, il dio che lui e la sua gente hanno temuto e odiato, e che pensavano sconfitto per sempre. Quindici anni dopo, Windaw è ormai un ragazzo e vive ancora nel villaggio del Lethae Argenteo dove Kaas lo ha condotto quand'era in fasce e gli ha insegnato i fondamenti della magia. Ma Windaw non è come gli altri maghi: è il solo ad avere occhi di cristallo e capelli biondissimi, il solo ad avere quel cerchio nero sulla fronte e, da che si ricordi, è sempre stato trattato come un diverso. C'è una sola persona, oltre al Sommo Sacerdote, ad accettarlo nonostante la sua oscura origine: è Lea, una maga di grande talento. Sarà proprio con lei che Windaw intraprenderà il viaggio più importante della sua vita: sulle tracce della Pietra Alchemica, rubata dai terribili stregoni di Tarass, ma soprattutto sulle tracce di se stesso. Solo così si porterà a compimento la profezia per cui è venuto al mondo.

Monday, April 06, 2009

Push la recensione

Vi ricordate questo post?

Erano tempi non sospetti per il mercato del cinema italiano, ma io avevo giocato in anticipo e li avevo preceduti spendendo qualche parola per questo film, che a scatola chiusa sembrava promettere bene.
Soprattutto la mia attenzione era stata catturata dai quei punti di contatto che condivideva con il mio gioco di ruolo preferito (Mage the Ascension).

Nonostante l'hype per quello che sembrava il nuovo matrix, o il film di mage, l'aura di una colossale minchiata (vedi watchmen :P) mi si era cucita addosso, paura che in parte si era dissipata nel momento in cui avevo realizzato che il regista di Push era lo stesso di Lucky Number Slevin (da noi Slevin, patto criminale), sorprendente thriller con un cast d'eccezione.
Ma ancora non mi bastava, perchè errare è umano (e perseverare è diabolico, come ben sanno Boll e Snyder) e anche i migliori cadono (anche Kevin Smith ne sa qualcosa), così un residuo di timore e inquietudine mi era rimasta cucita addosso.
Il film è uscito da noi il 27, ma per problemi di varia natura non ho potuto vederlo prima di sabato 4. Per un'intera settimana ho atteso pazientemente, e mentre aspettavo l'hype cresceva.

Veniamo dunque al nocciolo della questione, che qui ci si è dilungati abbastanza.

In primo luogo è necessario fare una precisazione Push è un film con superpoteri e non supereroi.
La differenza tra supereroi e superpoteri sta nella caratterizzazione del personaggio. Un supereroe prevede molti elementi, tra cui un character persona (un costume o un'identità segreta), una motivazione, un codice morale determinante. Ho citato solo tre elementi determinati, ma la lista è lunga, potete leggere questo articolo su wikipedia per approfondire.
Solo alcuni di questi elementi sono condivisi da chi, invece, si limita ad utilizzare i superpoteri, come possono essere personaggi più moderni spesso protagonisti di serie televisive o film (Matrix, Streghe, Heroes, Rosewell etc...)

La trama è molto semplice e comune a tutto il genere dei superpoteri, ma pur rispondendo allo stereotipo dei protagonisti inesperti che si trovano a superare le varie peripezie in modo rocambolesco, non scade mai nel banale, anzi forse una delle debolezze della trama è il piano fin troppo macchiavellico utilizzato nella risoluzione finale della vicenda.

Restando in tema di scene poco convincenti, su tutto il film ne ho individuate solo due.

La prima è a metà film.
Il gruppo si sta nascondendo dai cattiviTM e sta utilizzando i poteri di un occultante per non farsi individuare. Cassie (una ragazzina veggente) decide di uscire a fare un giro e incontra la veggente del gruppo avversario, con cui scambia una serie di battute acide (molto bello il loro dialogo, tra l'altro). Le due si salutano e Cassie torna dagli altri.
A questo punto, alla cattiva, basterebbe seguire la ragazzina per scoprire dove i nostri sono rintanati, ma nel film le cose vanno in modo diverso, rendendo la scena inverosimile.

La seconda scena è nel combattimento finale.
Nick(il protagonista), cattrato dai cattiviTM, viene chiuso nel bagagliaio di un auto, alcuni minuti dopo il sopracitato riuscirà a liberarsi grazie all'impatto fortuito di un generico sgherro, scaraventato giù da un edificio in costruzione.
La cosa non ha senso per due motivi fondamentali:
- Nick è un mover, ovvero utilizza la telecinesi e i campi di forza, bastava un suo battito di ciglia per divelgere lo sportello del baule.
- Avrebbe potuto liberarsi anche senza l'aiuto dei super poteri, i bagagliai delle auto moderne, dispongono di una leva di emergenza per l'apertura dall'inerno dello sportello.

Il film ha un buon ritmo, i tempi morti non trovano spazio e le scene leggere si alternano a quelle di azone e quelle di tensione in un buon equilibrio, il tutto supportato da un ottima regia, il vero punto di forza di questo film.
Le inquadrature sono tecnicamente perfette, la composizione è sempre ben misurata al tipo di scena e al sentimento che vuole comunicare, con la colonna sonora che fa da giusto sotofondo e non prevarica mai sulla recitazione.
Una delle scene più riuscite del film è all'inizio, dove abbiamo una biglia che rotola, apparentemente un particolare insignificante, ma che subito dopo ci sorprende assumendo un ruolo fondamentale. Per il mio modestissimo parere dovrebbe essere inclusa nel manuale del bravo regista, su come si gira una buona scena =)

Ma in Push non sono solo le inquadrature ad avere una bellezza magnetica, la fotografia ha un ruolo fondamentale, nel rendere le immagini vibranti e donare ai colori degli spazi una dimensione interpretativa. Basta pensare alle dominanti di colore delle scene più importanti che giocano un ruolo quasi grafico (il verde del ristorante cinese, un rosso scuro del corridoio dell'albergo, l'oro del night club, il nero del magazzio...) enfatizzando il momento.

Per concludere vorrei spendere due parole sul finale del film.
Purtroppo si tratta di un finale aperto e questo si deve imputare principalmente alla produzione. Push nasce come inizio di una saga, che purtroppo difficilmente vedrà un seguto (o un prequel) visti gli scarsi incassi in America, il che è davvero un peccato, perchè all'interno della trama molti sono i punti in sospeso che meriterebbero una risposta o una risoluzione.

Saturday, March 21, 2009

Una puntualizzazione sulla rece di Watchem

Vi riporto la parte finale del commento del Bianchi:

"[...]Cioè, dopo un post di alto livello come quello che hai scritto, chiudere con un consiglio del genere è deludente...
"ah leggete il libro è meglio"..
sminuisce tutto l'impegno messo nello scriverlo, sembra quasi che alla fine il film non ti è piaciuto perchè non è uguale al fumetto e che hai criticato solo per puntiglio.."


Questo è esattamente il tipo di critica che mi piace leggere, perchè controargomenta ogni singolo punto (il commento per intero lo trovate nei commenti del post di watchmen) ma soprattutto mi ha fatto ragionare su una parte dell'articolo che effettivamente avevo scritto male, in maniera affrettata e pressapochista.

In quella uscita infelice - leggetevi il fumetto - volevo ribadire in maniera sintetica il concetto che il registro di narrazine di Snyder non mi era piaciuto, perchè eccessivo in violenza (e anche un po' carente dal punto di vista della regia), se comparato alla storia originale.

La forza della graphic novel è nel sintetismo e nel comunicare uno stato d'animo opprimente attravarso colori e uso della tavola. Nel film vi è una costante controtendenza.

Perchè è vero entrambe le versioni sono dense di violennza e scene forti, ma le scene violente di Watchemn (il fumetto) sono veloci e incisive, quelle di Snyder invece si dilungano aggiungendo cruenti particolari che si discostano completamente dalla scena originale, risultando così prolisse ed eccessive. Nel manuale del buon sceneggiatore (sia di film, che di fumetti) una regola che si usa per aumentare la tensione è quella di non mostrare l'agente di pericolo. Questa regola viene utilizzata solo una volta in maniera abbastanza goffa e grossolana (la scena dell'uccisione del nano). Il modo di rappresentare tensione, pericolo, disagio di Snyder è sempre dannatamente (e a volte inutilmente ) troppo esplicito.

Certo Watchmen e 300 sono due film con una fortissima componente visiva, e il merito del loro successo è tutto dovuto a questa componente (e accidentalmente alla forza della storia originale che le rende storie di culto), ma la bellezza di un film non si deve limitare solo alla perfezione o alla bellezza della resa visiva, ne tanto meno si può basare sull'hype e legato al fatto che si tratt si un adattamento famoso, ma vanno valutati anche tutte quei particolari che fanno da contorno - regia, fotografia, montaggio, sceneggiatura... - e se un film non contempla tutte queste variabili, allora non può definirsi un buon prodotto.

Bene, credo (e spero) di aver svolto il bandolo della matassa, per chiudere vorrei suggerirvi di leggere anche la graphic novel, in modo da avere uno strumento comparativo e di comprensione in più.

Thursday, March 19, 2009

Del perchè non mi è piaciuto Watchmen

Ve lo avevo annunciato, alla fine eccola la rece di Watchmen.
Questo è un film molto delicato da recensire, perchè c'è molto da analizzare e di tutti questi elementi a nostra disposizione bisogna dare un argoentazione precisa.
Mi dispiace non poter fornire un confronto tavole del fumetto scene del film.

La critica "Questa cosa mi ha fatto schifo" mi è stato insegnato in 3^ elementare non portare da nessuna parte, piuttosto "Trovo questa cosa fatta male per questo, questo e quest'altro motivo" è forse più utile e intelligIente.

Questo articoletto è stato molto ragionato perchè il film in questione è il blockbusterone che piace alla massa, pur nascendo come prodotto underground e quando vai contro alla massa vieni sempre additato.
Così nello spiegare il mio punto di vista - si a me non è piaciuto - vorrei farvi capire il perchè.

Innanzi tutto nessuna critica viene mossa alla trama, la storia è molto bella e profonda e come nella graphic offre spunti di riflessione.

Prima di tutto elencherò cosa mi è piaciuto nel film. La sequenza dei titoli di testa credo sia impagabile, in quel momento mi ero quasi convinta che il film avrebbe potuto piacermi. Quella carrellata di fatti storici e di avventurieri mascherati riprendevano perfettamente i primi capitoli di "Sotto il cappuccio" romanzo del primo Night Owl.

La rivisitazione di Karnath, meno visionaria di quella della graphic, ma in un qualche modo più credibile. Il livello di dettaglio di quella scena è quasi maniacale e in quel muro di televisori vi è condensata un epoca.
E poi assolutamente significativa sotto un punto di vista estremamente personale questo:


E siccome siamo in vena di complimenti vorrei spendere due parole sul finale, l'unica parte del film completamente diversa dal fumetto.
Il finale alternativo ideato da Snyder funziona perfettamente e si adatta in maniera splendida al film. Pur essendo diverso ci risulta credibile e appropriato, questo perchè il finale è uno dei pochi momenti in cui il regista ha chiaro l'utilizzo e il significato del medium che sta adoperando.

Detto questo vi spiegherò che cosa non mi ha convinto della regia di questo Kolossal in calzamaglia.

Sorvolando su alcune scelte di tagliare e accorpare battute e personaggi in altre scene (ad esempio l'intervista di Manhattan) la critica maggiore che muovo al film di Watchmen è sui registri di narrazione.

Vi spiegherò cosa intendo per registri di narrazione.
Io ho una storia scritta su un foglio - Tizio prende la macchina, carica un autostoppista. Durante il viaggio Tizio scopre che questo autospoppista è legato in maniera misteriosa al suo passato e sul finale ci sarà un'esperienza mistica - e consegno questo foglio a due persone. La prima è Quentin Tarantino, la seconda è Clint Eastwood.
Non ci sono vincoli sulla realizzazione, l'unica cosa sulla quale sono irremovibile e che entrambi raccontono la storia scritta sul foglio.
A questo punto credete che il registro della narrazione sia unico? Ovviamente no. Ognuno dei due rappresenterà la vicenda secondo la sua estetica.

L'estetica di Snyder è quella di un regista di spot, quindi conosce esattamente tutti i meccanismi della psicologia della comunicazione, sa come tenere l'attenzione del suo pubblico e sa esattamente quali tasti emotivi premere per ottenere incredulità e stupore, e nonostante questo Snyder è incapace di girare una scena decente di amore o di affetto (a meno che questo non sia incorniciato in uno scenario apocalittico).
Il film eccede in ultraviolenza, come eccessiva è la scena di sesso softcore tra Silk Spectre e Night Owl(ci mancava solo il sassofonista...). Il suo registro (suo di Snyder) di narrazione non regge il confronto con la narrazione sofisticata ed elegante di Moore.

Snyder arriva a travisare il ruolo degli avventurieri mascherati, che nella graphic novel sono esseri umani, se si esclude Manhattan, mentre nel film possiedono doti sovraumane conferite loro da un semplice costume in latex.
La volontà di attenersi ad ogni costo al testo originale in maniera spregiudicata - ribadisco i fumetti e i film sono media profondamente diversi con regole e strumenti precisi - rende fastidioso e confuzionario il continuo utilizzo di flashback, con il risultato di disorientare lo spettatore.

In ultimo vorrei spendere due parole sulla scelta della colonna sonora.
Non avrei mai pensato che una canzone di Hendrix potesse risultare fuori luogo oppure rovinare qualcosa, ma la dissolvenza di Marte mi ha fatto ricredere.
Le canzoni scelte per sottolineare i vari momenti del film sono tutte, o quasi, capolavori del rock, ma utilizzate in modo goffo e dissonante come nel film mi sono sembrate davvero tristi e fuori luogo. Ho odiato la scena del funerale del Comico per l'utilizzo spregiudicato di The Sound of Silence (ma anche per la fotografia completamente sbagliata!!!) così come ho trovato odiosa e inutilmente elitista la citazione di Apocalypse Now e via discorrendo. L'unico accostammento scena/musica giusto - anche se un po' scontato - è il requiem che va a chiudere la scena nell'Antartide.

Per concludere questo film potrebbe piacervi se amate gli eccessi e se avete letto in maniera superficiale la graphic novel. Nella sfortuna di averlo visto (potrei dire quasi coattamente) posso almeno considerare il fatto che la critica a questo film mi ha dato qualcosa di intelligIente da scrivere per questo blog.

Ah già... leggetevi la graphic che è meglio.

Monday, October 20, 2008

Flight Solitude

Flight Solitude

Nel mezzo del cammino di nostra vita, mi ritrovai in via Enrico Fermi, la cui diritta via era smarrita.
Il buon Base mi aveva trascinato lontano dai cieli di Azeroth, per assistere alla sua performance live in occasione del concerto/concorso Emergenze.

Antefatto.
Conosco il buon Base da tempo immemore, frequentavamo la stessa scuola e le nostre scorrerie per i corridoi erano ben note a bidelli e professori. Le nostre persone erano ampiamente conosciute e benvolute nel bar della scuola.
Già dal tempo delle superiori il Base nutriva un insana passione per la guitarra elettrica, passione che alimentava con varie militanze in complessi e complessini.
Ogni autogestione o festa della scuola vedeva la sua fida replica di una Flying V al seguito per deliziare il circolo dei metallari con riff metal.
Fine di antefatto.

Base nel maggio del 2008 ha trovato una nuova band e nelle nostre ultime conversazioni mi parlava molto bene di questa nuova esperienza che lo stava accompagnando su questo nuovo tratto di strada.

Alle 21.30 i Flight Solitude salgono sul palco e dopo una breve presentazione attaccano a suonare. Conoscendo Base mi sarei aspettata una cover band rock classica, oppure qualcosa di metal tendente al crossover, invece il sound dei Flight Solitude non poteva sorprendermi di più!
Percussioni sincopate, chitarre distorte che si arrampicano in riff taglienti, il suono del basso come il battito di un cuore. Il tutto in un suono che ricorda allo stesso tempo The Mars Volta, 65 Days of Statics e le linee più metal degli Opeth.
La mezz'ora a loro dedicata fila via veloce e sotto al palco si è assiepato un discreto numero di persone che a fine concerto manifesta la sua approvazione con un applauso sentito.
Sul palco i quattro di Garbagnate non si risparmiano, soprattutto Jody, il cantante chitarrista, che si muove come una girandola impazzita dandomi l'impressione di un novello Jim Morrison con la chitarra (Grazie a questo commento il suo ego si gonfierà a dismisura, lo so ^_^). Ottimo il lavoro di basso e batteria, in particolare l'inizio della sezione conclusiva del loro numero è stata davvero notevole e originale.

Nel caso vogliate dargli un ascolto ecco il link al loro Myspace.

Monday, September 29, 2008

Clone Wars - rece

Clone Wars

Ed eccola, finalmente la Mab-recensione su Clone Wars, nuovo capitolo della saga (o cine-novela) di Guerre Stellari.

Prima di proseguire nelle mie elucubrazioni, vorrei mettervi a parte di tre leggi fondamentali per la sottoscritta, che adotterò come postulati. Indi se nel poseguire questa lettura, le vostre opinioni dovessero divergere dalle mie, io avrei ragione comunque. Sappiatelo.
Quoto (se l'aveta capita avete tutta la mia stima) avvisato...

Postlato #1
La prima - o nuova - trilogia non esiste.
Corollario: un quoto avido di George Lucas ha cercato di venderci per Star Wars qualcosa di stilisticamente simile, ma tematicamente distante anni luce.

Postulato #2
Il quoto avido di George Lucas sistemticamente si impegna a distruggere una trilogia (badate bne TRILOGIA) che non abbisognava di ulteriori appendici cinematografiche.
Corollario: Star Wars = Accanimento terapeutico

Postulato #3
Han Solo ha sparato per primo.
Corollario: chiunque sostiene il contrario mente sapendo di mentire.

Tanto tempo fa in una galassi lontana lontana, c'era il progetto "La Guerra dei Cloni" miniserie trasmessa da Cartoon Network, miniserie che si caratterizzava per un fortissimo uso di elementi grafici e per il formato più che particolare: ogni episodio durava circa 5 minuti.
La detta serie aveva il compito di collegare cronologicamente Episodio 2 e 3, mostrando gli avvenimento tra un film e l'altro.
Clone Wars si ambienta temporalmente in questo periodo e riprende in parte lo stesso concetto di grafica portata all'estremo, ma differenziandosi dal cartoon per le animazioni 3D.

Dal punto di vista tecnico non sempre le animazioni sono all'altezza, a volte risultano affrettate, o di qualità altalenante, mentre il rendering 3d dei personaggi non sempre è convincente, come nella versione 2d della miniserie. Si ha come l'impressione che questo film abbia avuto a disposizione un budget alquanto esiguo.
La colonna sonora è lasciata molto ai margini e passa quasi del tutto inosservata.
Ma nel complesso la resa tecnica è bene o male sufficente, alcune inquadrature e sequenze ripagano delle piccole lacune tecniche.

La trama è un complicato intrigo polito, volto ad incastrare l'ordine dei Cavalieri Jedi.
Anakyn, Obi-Wan e la new entry Ahsoka si troveranno coinvolti all'interno di questa macchinazione, a mio avviso immotivatamente complessa.
Purtroppo come è successo nei film della nuova trilogia la trama di Clone Wars non è esente da contraddiioni alla lore della saga.
La più lampante riguarda l'introduione del personaggio di Ahsoka (di cui parlerò più avanti).
La giovane aspirante Jedi viene assegnata alla responsabilità di Anakyn, come sua Padawan.
Ogni maestro Jedi può avere un Padawan e fin qui nulla di strano, se non che in Episodio 3 ad Anakyn viene negato il titolo di maestro e questo è uno dei motivi scatenanti il suo tradimento. Però in Clone Wars Anakin invece è già un maestro riconosciuto.

Per quanto il personaggio di Ahsoka mi sia piaciuto, non posso evitare di pensare che la sua introduzione è funzionale solo a questioni di marketing e longevità della saga.
Mi spiego meglio.
La saga di Star Wars ha rappresentato un punto fondamentale nei cuori dei ragazzini degli anni '70 e '80. Il fan medio di Guerre Stellari ha infatti tra i 20 e i 40 anni, lasciando così un vuoto generazionale per i figli degli anni '90 e del 2000. Ma come può un ragazzino di oggi appassionarsi ad una saga percepita come vecchia? E' presto detto, basta introdurre un nuovo personaggio dall'aspetto e dal carattere accattivante, che condivida con le generazioni attuali le stesse paure, insicurezze e aspirazioni.
Ecco quindi l'ingrediente fondamentale per il rilancio di qualcosa che stava invecchiando: Ahsoka Tano.

Sempre parlando dei personaggi devo segnalare con una certa tristezza l'uso sconsiderato di due personaggi: Asaj Ventress e Padme Amidala.

Ventress è un personaggio molto complesso (che viene sviluppato in modo completo nella graphic novel Star Wars Resurrection), che però viene utilizzato in modo piatto e stereotipato, soprattutto non si ha modo di apprezzare il rapporto di odio/amore che intercorre tra Obi-Wan e la jedi caduta.
Per quel che riguarda Amidala, invece, la sua breve apparizione nel film (per fortuna) è una ricalcatura malriuscita di Leia (si potrebbe azzardare quasi un autoplagio).

Potrei anche dire che Clone Wars è un film piacevole, tutto sommato non è poi così brutto, ma all'interno della continuity di Star Wars, Clone Wars è un episodione autoconclusivo, che non aggiunge e toglie nulla alla narrazione globale della saga, quindi - tristemente - inutile.

Mi viene da domandarmi perchè non l'abbiano fatto uscire per il mercato del home video oppure, come special televisivo...

Tuesday, September 09, 2008

Per fortuna domani accendono LHC...

... che il 12 esce il nuovo dei metallica.

Ora, ho dato un ascolto ai primi 3 promo disponibili in rete, ma è solo una mia impressione o...

(grazie a youtube per i clip)


My apocalypse suona come una brutta canzone degli Slayer?


The Day that never comes, sia una canzone che non ha le idee ben chiare, immotivatamente lunga, che vorrebbe essere all'altezza di One, ma non ci riesce???


Cyanide... sembra una canzone di St. Anger, ho i brividi!
Questo è pop regolare!

Se le premesse sono queste... oddio accendiamo sto LHC e facciamola finita!

necrologio
E per rincarare la dose il 12 settembre scriveremo:
Qui giace la credibilità musicale dei Metallica, un tempo amati e stimati musicisti.

Monday, September 08, 2008

Caparezza live @ Festa Democratica 5 settembre 2008

Prendi un venerdì sera alla festa dell'unità.. no cioè... festa democratica (sic), il nostro gruppo che si aggira mezzo alienato tra le solite 4 bancarelle nazional populiste, in cerca della biglietteria (popolare anche quella).

Pagati i 12 euri di biglietto, facciamo per entrare, ma il Jes, deve bere. Lo imitiamo tutti.
Andiamo al primo baracchino e ordiniamo una mezza di naturale a testa.
Qui l'acqua la fanno a 2 euro al litro, se facevo il pieno di senza piombo mi veniva a costare meno...

Entriamo nel palatrussardi, cioè no palavobis, no ho sbagliato ancora, palatucker, madzapalace.... PALASHARP!

Dicevo entriamo nel palazetto, che i TekaP stanno già suonando. Purtroppo riusciam solo a sentire 2 canzoni e mezzo, ed è un peccato, perchè il loro ska venato di rithem'n'blues cantato interamente in milanese mi sembrava interessante, ma tantè...qui siamo accorsi in migliaia per il Capa.

Ci sediamo ed aspettiamo buoni, mentre che la crew sistema il palco. di sottofondo tutta The dark side of the moon ed io iniziò ad andare in trip lisergico da psichedelia floydiana.
Appena finisce the great gig in the sky, attacca Capa, il Palasharp è gremito, tutti saltano su "Io vengo dalla Luna".
Caparezza intramezza ogni canzone con simpatici siparietti e narrazioni, il contatto con il pubblico è essenziale e sempre tenuto al primo posto. Dal punto di vista visivo Caparezza e i suoi usano mille accessori di scena, costumi improvvisati, filmati proiettati su uno schermo posto alle spalle della batteria, il tutto per rendere questa esperienza na delle più divertenti a cui abbia mai partecipato. Più che un concerto un vero e proprio spettacolo.

Musicalmente sono rimasta davvero ben impressionata dalla prova del gruppo. Inserti di matrice nu-metal che rendono ancor più graffianti ed incisive le atmosfere e le rime di Capa.
Il pubblico reagisce sempre bene ed è totalmente coinvolto sia nelle canzoni meno conosciute, che sui pezzi forti (su "Vieni a ballare in Puglia" e "Fuori dal tunnel" è venuto giù il mondo!!!).

Gran bel concerto, con ringraziamento finale di Capa al pubblico; unico mio rammarico sulla scaletta, che comprendeva per la maggior parte pezzi da "Le dimensioni del mio caos" e piccoli intermezzi da "Verità supposte" e "Habemus Capa", l'assenza dell'"inno verdano" e aver perso il messaggio di tessto dove avevo segnato tutte le canzoni eseguite.