Ormai il dolce del sabato pomeriggio sta diventando un'abitudine, in un certo senso mi impongo qualcosa di utile da fare. Questa settimana in programma ci sono i brownies, vi farò sapere come sono stati accolti dal gruppo.
Avevo previsto qesto post per venerdì (cioè ieri) in giornata, tuttavia sono stata molto occupata, principalmente per colpa sua
ma non solo, ho dovuto gestire alcune situazioni pendenti e altre amenità, di cui non voglio ammorbarvi.
Dove ero rimasta? Ah si, è venerdì mattina, ed io devo preparare una carrot cake, da portare come cadeau a Ivan e Jimena (ve ne parlerò nei prossimi giorni) per ringraziarli per l'ospitalità di sabato pomeriggio. Per fare una carrot cake ci vogliono le carote, mi sembra lapalissiano, ma il mio frigo ne è sprovvisto, esco quindi a fare la spesa. Destinazione Esselunga!
Zainetto in spalla e ipod nelle orecchie mi incammino sul mio sentiero, accompagnata dalla inseparabile colonna sonora che mischia indie, metal, crossover e varie ed eventuali, quand'ecco che fa capolino della modalità random questa canzone:
Sono i Gamma (si è power metal) l'album è il magnifico Somewhere out in space, avevo 17 anni la prima volta che l'ho ascoltato.
Bene, ora sta per cominciare una nuova puntata del Mab-Amarcord, se non ve ne può fregare nulla del mio monologo logorroico, ok il post è finito, altrimenti proseguite, ma occhio, parlerò ancora di brutte fanfiction, per la precisione di un'altra mia fanfiction adolescenziale(anche questa scritta male), ma per fortuna vostra qui non c'entra nulla Axia Stonewlf (fu Okami).
Dicevo i Gamma Ray, Winged Horse per la precisione. La cosa che mi aveva colpito più di tutte in quella canzone era il testo, quella battaglia tra bene e male, luce e oscurità, senza una vera e propria fine. Quella battaglia perpetua mi colpì così tanto che decisi che avrei scritto un racconto, perchè credevo fortemente fosse giusto e doveroso rendere omaggio a qualcosa di così potente, o per lo meno decisi che cimentarmi con qualcosa che impressionasse anche altre persone su una tematica che mi aveva toccato così dal profondo.
L'intento era nobile, la scrittura un po' meno, anche se qualche cosa di buono, nel rileggere il manoscritto oggi - anche questo più o meno perso/distrutto nei meandri del tempo come i racconti di Axia, amen - se ne potrebbe tirar fuori.
Vi vedo fremere sulle vostre seggiole, so che morite dalla volgia di ascoltare l'avvincente trama, vi accontento subito, tra parentesi i miei sarcastici autocommenti (quando uno ci prova gusto a demolire il suo stesso lavoro).
La vicenda inizia in un distretto povero di una città senza nome, il protagonista un ragazzo, tormentato da incubi e malessere per la perdita del suo miglire amico. La particolarità di questa scena è l'ambiente, si tratta di un pianeta dove è sempre notte, col senno di poi mi spiace non aver approfondito questo aspetto della vicenda, anche se ai fini del racconto il mondo natale di Seb (il nostro) non ha molta importanza, percchè nel giro di pochi passaggi si trova ad abbandonarlo.
Incontrata un'elfa oscura (ma allora è un vizio!) negromante, che gli spiega che lei è qui per portarlo sulla Luna Nera (!) dove entrerà tra le fila di un esercito di creature della notte. Il nostro si lascia convincere (si vede che attraversavo quella fase adolescenziale dove tutto deve essere cattivo ad ogni costo) e parte per la luna oscura. Appena arrivato su questa Luna il nostro si accorge di aver fatto una scelta non proprio sensata (ma dai?!), ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Si trova in un ambiente seppur molto simile, come condizioni ambientali atmosferiche al suo mondo natale, anche qui è sempre notte, tutta via in principio ne è stranito e intimorito, anche per via della diversità e della amalgama di razze mostruose che compongono le fila degli armati di questo sedicente esercito oscuro, e soprattutto è messo in soggezione dai modi selvaggi e crudeli che tutti sembrano avere (si chiama esercito oscuro mica per nulla).
Seb non sa cosa pensare, è prigioniero in un mondo ostile abitato da mostri, tuttavia poco dopo il suo arrivo fa la conoscenza di una ragazza, uno dei pochi umanoidi presenti sulla Luna oscura. La ragazza si presenta, e nonostante alcuni dubbi che il nostro ha su di lei (figurati se non davo i superpotei a qualcuno, vediamo se indovinate che razza di personaggio è la cooprotagonista, al vincitore una bambolina e una fetta di torta di carte... Signor Bobby, tu sei esonerato :P), i due legano abbastanza in fretta.
A questo punto della storia succedono diverse cose, che devo aver scritto male e affrettatamente, perchè ho un vuoto di memoria tra l'arrivo di Seb e la presentazione con Vega (la ragazza strana) e la prima battaglia, tra cui l'introduzione del super cavaliere nero (il cavaliere dello zodiaco ha pure tanto di armatura improbabile), di cui il nostro rimane subito colpito e che tutti temono e viene spiegato che questo super cavaliere nero è il generale dell'esercito.
Arriva la prima battaglia, dopo un tot di mesi di addestramento dei due, mesi in cui non spiego che cosa succede (ah le gioie della mala scrittura!). Durante la battaglia contro l'esercito della luce (eccerto l'esercito dell'oscurità contro chi deve andare??) l'esercito dell'oscurità le prende, perde il mega cavaliere dello zodiaco, ma i nostri si salvano, anzi a quanto mi ricordo si soono anche fatti valere. Gli eserciti si ritirano e fanno ritorno ognuno al suo quartier generale, urge una soluzione per rimpiazzare il cavaliere dello zodiaco caduto in battaglia (tra l'altro in modo becero e ridicolo, se non ricordo male) e quale idea migliore se non dare il comando (senza nessun motivo logico) a quel frescone del protagonista!
A questo punto Seb è tuto esaltato, ma al contempo si fa delle pare notevoli e poi passa ancora del tempo, e ovviamente non descrivo cosa succede (o non me lo ricordo, perchè doveva essere qualcosa di insignificante o talmente scritto male) ma fatto sta che arriva il momento di una nuova battaglia, e allora il nostro cha le paranoie, deve condurre l'eseeercito contro quelli della luce, così decide di chiedere una licenza e porta Vega sul suo piante dove è sempre notte e qui arriva la svolta intimista, lui gli racconta del suo amico perduto, e siccome il momento è propizio per gli outing anche la nostra gli fa una sconvolgente rivelazione (tentevi forte...) lei non è una ragazza normale, bensì una vampira (A me tuailàit mi fa una sega). Lacrime di commozione, momento molto emo e i due si giurano eterna amicizia e tornano a casa che c'è una guerra da combattere (mioddioooootiprego puniscimi per quello che ho scrittooooooo).
(ci siamo quasi, manca poco, lo so che è un supplizio, ma se siete arrivati fino a qui potete farcela dai!)
E siamo alla battaglia finale, la resa dei conti. Seb è diventato cavaliere dello zodiaco, è in prima linea e guida i suoi, va contro il cavaliere dello zodiaco degli avversari, i due si battono in cielo cavalcando i loro destrieri alati. E' uno scontro senza esclusione di colpi, ma alla fine il nostro la spunta, colpisce e riesce a uccidere il cavaliere bianco, che cade al suolo. L'esercito oscuro vince questa volta. Seb decide di togliere l'elmo al cavaliere dello zodiaco bianco, e colpo di scena: il ccavaliere bianco è l'amico perduto del nostro! Questa rivelazione causa in Seb rabbia e turbamento, che lo portano sul finale del racconto a disertare a rinunciare al suo titolo di cavaliere dello zodiaco e insieme all'amica vampira fuggono e si danno alla vita da avventurieri.
Le forze del buio non sono minimamente colpite da questa mossa del nostro, ed imperterrite continuano la loro lotta contro le forze della luce nominando un altro cavaliere dello zodicao.
Fine, grazie al cielo.
Ora non so perchè vi ho raccontanto questa storiella, a parte per mostrarvi come non si scrive un racconto fantasy, solo che da quando sono a casa mi capita molto più spesso di ripensare ad avvenimenti o particolari che hanno significato qualcosa in passato e quella canzone dei Gamma ha riportato a galla tutta questa storia, che all'epoca, nonostante fosse di poche pagine, mi era costata moltissima fatica e per la quale andavo davvero fiera.
Tra l'altro ero così orgogliosa che decisi di regalarla al Signor Bobby per il suo compleanno di quell'anno. La storia ai tempi gli era piaciuta, credo che a rileggerla ora con occhio critico potrebbe usarla benissimo come esca per accendere il fuoco del barbeque. Del resto io farei altrettanto.
Dollhouse è esattamente quello che mi aspetto da una serie televisiva: un mix di azione, personaggi sfaccettati e quella dose di sospensione dell'incredulità che serve a rendere tutto ancora più intrigante. Ma a parte questo, le prime tre puntate sono davvero interessanti, soprattutto nella seconda mi piace molto l'utilizzo del flash back come intermezzo narrativo.
E poi voglio dire in Buffy, Faith spaccava i culi! Mi sarebbe piaciuto davvero avere il suo spin-off altro che quel manzo triste di Angel.
Piccola provocazione personale Josh Wheedon batte quel pallone gonfiato di J.J. Abrams 1000 a 1.
L'evento catalizzante di questi ultimi giorni è stato fare la conoscenza con Steven, americano di Miami, che vive e lavora a Milano.
Un bel giorno ricevo una mail da tale ClawClawBite, tramite il servizio di messaggistica di questo sito nerd. Steven mi scrive che sarebbe interessato a iniziare una nuova campagna di D&D, ma con il sistema 4.0, e fin qui nula di strano anche se non ho ancora provato la quarta edizione. La particolarità sta proprio nel fatto che Steven da subito mi dice che si tratterà di una campagna in inglese, in quanto gli altri giocatori (compresi me e Marito siamo in 5) sono tutti straneri.
L'invito mi ha subito elettrizzato! Trovo sia un modo interessante e diverso dal solito di approcciarsi ad un aspetto di D&D che non avevo mai esplorato, e poi credo si tratti di una manna dal cielo per il mio arruginitissimo inglese. Questo sabato pomeriggio dovremmo incontrarci per vedere i personaggi. Vi farò sapere, anche perchè per il momento ho alcune idee non troppo chiare su cosa voglio fare a sto giro.
E siccome sono una perona didascalica, beccatevi la canzone degli Incubus che si chiama come il titolo di sto post.
ma fatela finita con questa cultura..... 12.09|17:14 uguccione
vi farei mangiare pane...e cultura,al posto delle bistecche, e vorrei vedere....bastaaaaaaa...non ne possiamo +-Ad ogni angolo dellatrada...si incontra questa cultura...ma volete andare a lavorare o no-Vorrei vedere,se quelli che lavorano si mettessero a fare culturaaaa....come voi-che cosa si mangerebbe....cultura'?, ma sono sicuro che non andrebbe così....cancelleresti dal v/s vocabolario la parola...cultura e mangeresti bistecche....C'è un piccolo particolare...x mangiare bistecche bisogna lavorare sodo...e sapere fare anche qualcosa...le fabbriche e le imprese.mettono ai lavori + umili....e qualche volta...di quelli coltissimiiiii,hanno da offrire molto poco....salvo x chi si adegua...alle pulizie e qualche volta a qualcosa di disagevole,ma pur sempre dignitoso-
Questo si commenta da solo. Applausi!
Puntualizzo, nel caso non l'abbiate capito, il mio commento era sarcastico.
Credo sia molto interessare iniziare i miei 28 anni scrivendo qualcosa su queste pagine, che poi tanto per citare i Bluvertigo "La notte serve a scrivere i romanzi". Io non ho di queste velleità, anche se una volta avrei giurato e spergiurato di saper scrivere, ora invece non saprei nemmeno da che parte cominciare.
La storia di oggi riguarda una certa elfa, ve ne ho parlato molto su queste pagine in passato, mi accompagna da moltissmo tempo. Ed eccola qui, In una delle sue incarnazioni più vecchie (purtroppo non ho trovato un'immagine più vecchia di questa, e mi scuso per la rudimentale colorazione, tra l'altro le ombre son tutte sbagliate… ma vabbè).
Ma facciamo un passetto indietro. Correva l'anno 1997 (o forse era il '98… non ricordo bene... la vecchiaia) ed insieme ad alcune amiche, successivamente si aggiunse anche il Signor Bobby, iniziammo a produrre una serie di fan fiction fantasy, principalmente basate sull'universo del manga/anime fantasy Slayers. Princess era la più fanatica dell'anime del gruppo (oltre che la talentuosa autrice dei disegni che raffiguravano i nostri personaggi), le sue storie si basavano molto su ciò che avveniva all'interno della storia, infatti la sua prima fan-fiction comprendeva molti personaggi originali dell'anime, oltre a quelli inventati da lei. Io, al contrario, non ero molto appassionata di quel cartone animato, tuttavia l'idea di avere un mio alterego e scrivere raccontini fantasy mi intrigava davvero, così creai ex-novo una parte di ambientazione, cercando di avere meno contatti possibili con l'universo ufficiale e dando un taglio Mabbesco al tutto. La mia penna diede vita all'elfa Axia del clan Okami, una maga guerriera ultima discendente di un clan di elfi-lupo (!), sterminato dagli elfi oscuri; originalità saltami addosso che mi sposto!
Nella sua prima novel Axia doveva vedersela con i gli elfi oscuri di cui sopra alla ricerca della vendetta per la sua gente, come si confà ai peggiori cliché del genere gli oscuri erano assetati di potere, e per perseguire il loro diabolico piano, cercavano di mettere le mani su tre spade leggendarie, che una volta unite ovviamente gli avrebbero dato il PotereTM. Ovviamente le tre spade leggendarie erano custodite dai vari clan di elfi (elfi-lupo, elfi alti e non ricordo più quale altro clan…). Peripezie, teen romance, psicodrammi adolescenziali, battaglia finale con trionfo del bene sul male e finale semi aperto per l'eventuale racconto a seguire.
Evviva l'originalità vi direte voi, o miei affezionatissimi, ed è vero il primo racconto era quanto di più brutto si potesse immaginare, ma avevo 16/17 anni e la cultura fantasy di un lombrico, e poi non scrivevo certo quelle storielle con l'intenzione di pubblicarle, ma tra amici ci divertivamo a leggerle e condividerle, sognando le gesta dei nostri personaggi.
Col tempo (ossia dal secondo racconto in poi) Axia perse ogni connotazione di tipo magico, rimanendo una semplice ma temibile guerriera, per differenziarle dalle altre due protagoniste (una maga-ladra ed una maga) e anche il suo cognome mutò in Stonewolf che era uno dei miei primi pseudonimi in rete.
A questo punto arrivò GRVItalia: era il 1999. Mettei in pensione Axia, dato che avevo smesso di scrivere le sue avventure, e creai un nuovo personaggio da incarnare, la maghetta piromane Sava. Ma questa è un'altra storia, per la quale (ahivoi) potrei scrivere per ore.
Sava venne a mancare nell'Estate del 2002, il mio fantabosco in quel momento si sgretolò, ero molto affezionata a quel personaggio, però dovevo assolutamente crearne un altro per continuare a giocare. Passarono 5 mesi in cui non ebbi grosse idee, per lo più provai un paio di personaggi, ma rimanendone insoddisfatta, quando sulla strada di Damasco - anzi di Brisighella - arrivò l'epifania. Un amico mi aveva appena regalato una cotta di maglia per il mio 21esimo compleanno. A questo punto mi fu chiaro che volevo giocare un guerriero e siccome un lato che mi piace molto in un personaggio è caratterizzare la sua sfera spirituale, mi è altrettanto chiaro che questo personaggio nella mia mente deve essere fortemente connotato dal punto di vista religioso. Il dio della guerra dell'ambientazione Adunanza da sempre offriva diversi spunti di gioco ed un roleplay che mi è sempre piaciuto, inoltre a livello di gioco la chiesa del dio della guerra offriva una buona possibilità di carriera, visto che i giocatori che facevano gioco di chiesa attivamente erano pochi. In ultimo in quel periodo ero fortemente Manowarista, l'ascolto di quelle canzoni che parlavano di battaglie, guerrieri, sangue e la forte connotazione epica/eroica hanno fatto il resto. Per quel che riguarda la razza è stato relativamente facile, l'idea di un elfa guerriera, chissà perché, era fortemente radicata nel mio immaginario. Così i primi di dicembre del 2002 ecco fare la mia prima apparizione come Luna Stonewolf.
Fu un vero e proprio fuco d'artificio. In quel momento qualcosa si accese nella mia testa, facendomi capire che avevo finalmente trovato la mia dimensione ed in un certo qual modo c'era stato un ritorno alle origini. Certo le storie di Luna ed Axia sono molto diverse, e grazie al cielo il background di Luna non è la storiella immatura che avevo scritto anni addietro, ma quello che le accomuna, che le rende sorelle separate alla nascita è l'attitudine, lo stesso modo diretto e pragmatico di approcciarsi ad una situazione.
Per citare Luna (che poi è un'autocitazione bella e buona) "No chiacchiere, botte!" So benissimo che Axia, l'elfa dai capelli azzurri armata di un grosso spadone, approverebbe al 100% questa linea di condotta.
Correva l'anno ed io ero un'adolescene petulante, insicura e anche un po' emo (si ma antelitteram) insomma un vero disastro, molto sul genere il fantastico modno di Patty (uhsignur!).
La mia esistenza era uguale a quella di tutti quei ragazzi che vestivano quel pesante soprabito che è l'archetipo dell'impiastro/disastro come me. A scuola andava male, a casa era una lotta costante con i genitori, di amici neanche a parlarne, ragazzi neanche l'ombra. Frustrazione molta, inadeguatezza anche di più.
Ai tempi non giocavo ancora di ruolo, l'unico modo di evadere quel mondo in cui non riuscivo a inserirmi erano i cartoni animati prima e i manga e i fumetti poi. Iniziavo a comprare con le ventiila settimanali i primi numeri di Dragonball (sic!) Sailor Moon, Rayearth, Ranma e tanti altri. Era la mia personale scoperta dell'America, anzi del Giappone. Ad un certo punto i fumetti non bastavano più, andavo alla ricerca di gadget dei miei eroi, iniziai le mie peregrinazioni per i negozi di Porta Venezia, diventando un habituè di quegli esercizi, per lo più lasciando gli occhi su tutti quei giocattoli, modellini, cd, libri illustrati, videocassette che non potevo permettermi (perchè le ventimila non bastavano mai!). Tutto sommato ero felice così, guardare non costava nulla, fatasticare ancora meno.
Durante uno di questi raid adolescenziali mi imbattei nel Signor Bobby.
Di qualche anno più grande di me, dallo spiccato senso dell'umorismo e dai gusti molto simili, ma non del tutto uguali ai miei, il Signor Bobby quel grigio sabato pomeriggio sul morire di dicembre è stato in grado di vedere qualcosa di buono sotto quel cappotto sformato e abbondante di brutto anaatroccolo, qualcosa che in pochi in quel periodo erano stati capaci di intravvedere. Ricordo come se fosse ieri le nostre discussioni sui robottoni, di come la mia conoscenza dell'universo Marvel lo avesse colpito e di come io da quel momento fossi sotto la sua protezione. La cosa mi colpì davvero e improvvisamente il cielo sopra Milano non mi sembrava più così grigio. Un ricordo legato al Signor Bobby che rivisto con gli occhi di oggi mi fa molta tenerezza, perchè rivedo la mia ingenuità adolescenziale, è la sua libreria, zeppa di videocassette di cartoni animati. Ricordo che la prima volta che sono andata a casa sua avevo osservato quel mobile nel suo soggiorno ammirata, io non avrei mai e poi mai potuto permettermi di spendere tutti quei soldi in cartoni animati!
A vederci in quel periodo, invincibili nel nostro angolo di Milano, forti delle cose in comune, non avrei mai immaginato che le nostre strade avessero mai potuto dividersi, invece piano piano mi allontanai dal mio primo gruppo di amici e dal Signor Bobby. Non c'era stato alcun litigio tra noi, ma solo avevo scoperto il mondo dei giochi di ruolo, ed in essi ero stata inghiottita, il Signor Bobby non mi aveva seguito in questa nuova avventura.
E qui qualcosa di straordinario è accaduto! Ti aspetti che in una situazione del genere le strade di due persone che si separano non si rincontrino più, perchè è durante la tua vita è normale che la gente vada e venga come all'interno di un fast food. Il Signor Bobby ha dimostrato una costanza incredibile: da quando ho avuto un cellulare, tutti i giorni, due volte al giorno mi ha sempre salutato con uno squillo e a tutti i compleanni e feste comandate un suo messaggio di auguri.
E così per anni e anni, a dispetto della mia incostanza telefonica, della mia volatilità msnenniana, siamo andati avanti, proiettando su un livello paraplatonico un rapporto coltivato anni indietro, finchè oggi siamo riusciti a vederci di nuovo. E' stato strano reincontrarci, in giro per milano come ai vecchi tempi, anche se forse avremmo dovuto ripercorrere le strade di Porta Venezia, in onore dei tempi che furono anche se entrambi abbiamo due o tre ricordi di quel periodo da cancellare, o sotterrare in capaci guardaroba.
Sono stata contenta di averlo rivisto, la battuta sulla mia maglietta di Lanterna Verde è stato un bel saluto - Signor Bobby, non hai perso il tuo smalto, e si ho cambiato parrocchia nel frattempo :P - altrettanto piacevole è stato il proseguo tra chiacchiere di politica, letteratura e ricordi da condividere, in fonodo dovevamo solo raccontarci gli ultimi dieci anni di vita.
E poi siamo tornati a casa, un pezzo di strada assieme in metropolitana, come ai vecchi tempi, qualche battuta e poi i saluti e una speranza: quella di rivedersi prima del 2019. A presto Signor Bobby.
Ho voglia di un White Russian, sono settimane che la meno a Marito che voglio bere un White Russian. Bene, ieri sera andiamo a fare un aperitivo in un localino sgrauso. Guardo sulla lista, ce l'hanno! Evviva!
"Mi fa un white russian plz" chiedo alla cameriera, lei all'inizio non capisce, colpa della musica a palla che mi sta stordendo (1 a 0 per la mia emicrania) , ma poi gli indico il cocktail sulla lista e la cameriera lo segna. Ci siamo, penso io, e con fare da vincitrice trotterello allegra verso l'angolino del buffet per piluccare qualcosa.
E a questo punto succede quello che avrei dovuto immaginare da subito. La cameriera mi raggiunge "Non possiamo farti quello che hai chiesto tu, perchè manca la panna".
Ecco si tratta di un classico intramontabile. Uno va in un locale, prende un white russian, e matematicamente si ritrova a dover prendere un black russian (o altro, nel mio caso) perchè manca la panna! Ma allora, io mi domando e dico, ma perchè diavolo lo mettete nella lista, se tanto sapete benissimo che non lo potete fare perchè vi manca la panna?!
Alla fine ho ripiegato su una caipirosca alla fragola... però sto white russian continua a starmi qui di traverso.
Questo fine settimana sto seguendo la Blizzcon, grazie al pay per view offerto da direct tv. Devo dire che questa mi partecipazione virtuale alla convention ha generato alcuni sentimenti contrastanti e ambivalenti. In primo luogo c'è la comodità di trovarsi a casa propria, guardando il tutto da un posto privilegiato, come essere in prima fila, ma con la comodità di non dover sottostare a tutti gli aspetti scomodi di un evento così affollato.
La cosa più massacrante però è dover necessariamente sottostare agli orari locali, ovvero essere 10 ore in avanti! Questo comporterà un forte jet-lag nei prossimi giorni, cosa che sarebbe stata senz'altro più pesante ed accusata dalla sottoscritta, se lunedì mattina avessi dovuto lavorare.
Ma nonostante questo aspetto negativo, devo dire che ho provato bene o male la stessa emozione, nell'apprendere i nuovi sviluppi dell'universo Blizzard, che avevo provato durante il WWI di due anni fa, pur non essendo fisicamente alla convention. In ultimo questo tour de force mi sta permettendo di far crescere il mio blog tematico di wow in modo molto organico. Io e Marito stiamo coprendo l'intero evento con articoli in tempo quasi reale... insomma giornalisti per una notte.
Dopo aver affrontato chilometri e chilometri di autostrade infuocate, non morti, pazzi mitomani proni all'autoproclamazione a divinità, re stregoni, paturnie emo-tive fantasy, ferrovie dello stato, villeggianti ferragostani, olive ascolane, deliri della pista ciclabile e nonne che preparano pranzi interminabili... eccomi di nuovo tra voi.
Nella mia valigia, ancora tutta da disfare, insieme ai panni sporchi ci sono anche una serie di sensazioni, ricordi e fotografie (molte delle quali solo nella mia mente purtroppo) che aspettano solo di essere messe in ordine. E' stata un'estate strana, perchè da brava disoccupata non ho sentito il sapore di ferie maturate sotto il sole dei giorni lavorativi, per me sono stati giorni come gli altri, certo ingombri di attività e passati in compagnia di amici e persone a me care, che hanno fatto in modo di scacciare via i pensieri tristi, ma neanche tanto, dato che Luna ha mutuato una certa malinconia unita ad un senso di inadeguatezza agrodolce da Mabelle, nella mia situazione mentale sarebbe stato strano se non fosse stato così.
In fondo l'ombra di quel fantasmino, che da maggio mi si è cucito addosso è proprio lì, sbircia da dietro un angolo e quando meno te lo aspetti salta fuori e allora ci si rabbuia e si sente freddo dentro, inutili i tentativi per tirarti su di morale, si può solo aspettare che passi e torni a nascondersi da qualche parte, con la consapevolezza che poi, presto o tardi, salterà di nuovo fuori.
In attesa di mettere in ordine tutti i miei racconti vi lascio con un mio ritratto scattato da Morion (grazie caro ^_^).
Il titolo dice già tutto quello che deve dire. Vi saluto, mi accingo ad imbarcarmi nella consueta full-immersion adunantina (chissà se sopravviverò anche quest'anno?) seguita da una settimana di relax al mare, nella mia amata S. Benedetto del Tronto, dove farò visita a nonni e zii, i quali mi riservano un trattamento degno da resort all inclusive.
Ecco il riassunto di come ho passato il mio fine settimana:
Succede che tutto questo giocare a WOW degli ultimi mesi mi abbia fatto dimenticare il fatto che al piano di sotto ci sia una Wii. Il fatto che poi ci si chiuda a giocare è una naturale conseguenza del fatto che fa bene a volte cambiare aria e mettersi a giocare con dei giochi che eran li a prender la polvere da mesi, rincarando la dose poi con il nuovo capitolo di Eroe Chitarra. Il risultato è che ho il polso destro (quello già martoriato dalla tendinite) che mi bestemmia dietro e, new entry, anche il polso sinistro. Basta poco, che ce vo?
Ma è una mia impressione o Father (Padre nella versione italiana) dei Manowar sembra una canzone dell'oratorio?
Che poi voglio dire, i vari gruppi quando cantano in italiaca lingua ci regalano sempre grandi momenti di ilarità, chi tra di noi non ricorda la meravigliosa Frutto del Buio... per lo meno Padre ha un testo sensato.
E' da un po' che non mi faccio sentire, ma sono giustificata dal fatto che ieri c'era lo sciopero dei blog, domenica sono andata a giocare dal vivo (bellissimo live!) e venerdì e lunedì sono stata presa da una delle peggiori sole del millennio. Ed è proprio di questa sola colossale che voglio parlarvi oggi.
Tutto è iniziato il giorno X quando ho risposto ad un annuncio di lavoro, su uno dei miei solito siti, ve la incollo qui sotto.
Azienda in Milano ricerca 7 ambosessi da inserire nel proprio oraganico per il completamento dello stesso. I rami d'azienda da occupare sono: amministrazione di base, gestone clienti, pubbliche relazioni. si richiede disponibilità immedata e solo per un impegno full-time Requisiti minimi: anche prima esperienza neo diplamati/e Requisiti desiderati: Posti vacanti: 7
Wow che fortuna, un lavoro d'ufficio senza grossi requisiti e visto il mio cv penso che ottenere un colloquio con loro sia una passeggiata, così mi iscrivo all'offerta di lavoro e qualche giorno dopo ricevo una loro chiamata. Il colloquio è fissato per il venerdì seguente. Con una discreta dose di speranza mi reco al colloquio. Salgo nell'ufficio e una segretaria mi fa accomodare nella saletta della macchina del caffè. Aspetto. Dopo qualche minuto di nulla arriva il capo_della_baraccaTM, un tizio vestito elegante ma sportivo, con la faccia da pescecane. Ci stringiamo la mano, Bungiorno, buongiorno, piacere io sono Mabelle, io sono il dott. Squalo.
Mi fa accomodare nel suo studio e mi chiede subito le mie esperienze e se ho un titolo di studio. Mentre gli racconto un po' di cose, noto che non ha un mio cv sotto mano, così tiro fuori da una cartelletta una stampa del mio curriculum impaginato. Il dott. Squalo lo prende, lo guarda con poco interesse "E' la tua opera d'arte questa" dice sarcastico. A questo punto avrei voluto alzarmi per prenderlo a pugni in faccia, ma ho bisogno di questo lavoro, così mi faccio scivolare addosso il suo commentaccio.
Il dott. Squalo sembra poco interessato al mio racconto in generale, così dopo poco mi ferma e mi racconta che loro non cercano persone che abbiano una formazione, che offrono ai loro assunti un periodo di formazione di 6-8 mesi in cui impareranno il mestiere e che le mansoni saranno quelle di gestione clienti e piccola contabilità. Dopodichè mi chiede se il lavoro può interessarmi, da quel poco che mi ha detto sembra un lavoro da impiegata come un altro, quindi io gli dico di si, pensando che a livello di stipendio un lavoro del genere non può essere retribuito meno degli altri lavori. Mi fissa una prova per lunedì mattina, l'orario è dalle 8.30 alle 18.30, un po' lungo penso, però tanto è una prova. Il colloquio dura in tutto meno di 10 minuti, saluto il dott. Squalo e me ne torno a casa perplessa.
Lunedì mattina esco di casa, carica di energie determinata a ottenere il posto. Arrivo puntuale davanti al palazzo dove si trova l'ufficio. A questo punto vedo la prima straneza. Davanti al portone ci sono altre tre ragazze, ma non me ne curo più di tanto, suono il citofono e salgo, le tre mi seguono. Ci apre la porta una segretaria e ci fa accomodare di nuovo nella saletta del caffè. Mi siedo tranquilla e aspetto. Nella saletta c'è un piccolo stereo, la segretaria per prima cosa alza il volume, non mi spiego il perchè di questo gesto e la cosa mi da abbastanza fastidio, perchè l'acustica dello stanzino è abbstanza oriibile e quindi la musica si rivela solamente fastidiosa. Inizio ad essere abbastanza innervosita, ma questo è solo l'inizio.
Poco dopo sento un urlo, di quelli che si fanno per caricarsi/esultare, provenire dalla stanza accanto. le budella mi si attorcigliano, inizio a sudare freddo, perchè mi torna in mente Tutta la vita davanti di Virzì, evidentemente non sono la sola che ha subodorato qualcosa di strano, una delle ragazze seduta li con noi si alza, salua e se ne va. "Mi dispiace, non mi piace l'ambiente" dice e se ne va di gran carriera. Incredulità sulle facce delle altre, consapevole terrore nella mia testa. Questo lavoro non prennuncia nulla di buono.
La segretaria è stizzita dall'atteggiamento della ragazza che si è data, io guardo con sguardo permeato da lucido cinismo la segretaria "Sarà stata spaventata dall'urlo". La segretaria mi guarda male, come se avessi detto qualcosa di sbagliato e ribatte "Ma oggi festeggiano un compleanno" io non la bevo. Poco dopo la stanza a fianco inizia a vomitare persone, sembrano tutti usciti dallo stesso stampo, giacca e cravatta, cartelletta sotto braccio, sorriso da pescecane. Non so che cosa mi abbia tenuto ancora in quel posto, forse la necessità di un lavoro, forse una ceerta sospensione dell'incredulità dovuta all'atmosfera surreale, ma nella mia testa continuavo ad aggrapparmi al pensiero che tutto sarebbe andato per il verso giusto e che quelle persone fatte a forma di rappresentanti non avessero nulla a che fare con la sottoscritta. In fondo io ero lì per un posto da impiegata.
Nella saletta del caffè appare un ometto sui 50 andati, ci inizia a chiamare una per uno, ci porta in un'altra stanza, dove ognuna di noi viene assegnata ad un Tutor. L'omino mi dice che a fine giornata dovrò sostenere un test e che solo in tre verranno assunti oggi. Così mi incammino con il mio tutor. Di li a poco scopro che tutte le mie belle illusioni per un posto come impiegata vaniscono, perchè i famosi 6-8 mesi di formazione sono 6-8 mesi di lavoro come venditore porta a porta e alla fine di questi solo i miegliori venditori diventeranno impiegati. Per tutta la mattina seguo e osservo il lavoro del mio tutor e di un suo tirapiedi. Queste due persone mi disgustano, non solo per il lavoro che fanno, ma per la prepotenza con cui invadono le esistenze dei potenziali clienti. Dai loro discorsi l'unica aspirazione che ripongono nel loro lavoro è quella di avere tanti soldi, quando provo a buttare lì il discorso di lavoro come forma di realizzazione personale, come valore aggiiunto alla dignità della persona, loro rispondono col fatto che questo lavoro può fruttare molti soldi. Del resto il tirapiedi, un 20enne che a malapena spiccicava una parola in italiani (no non era staniero era mezzo napoletano e mezzo palermitano) mi racconta che il suo sogno è di diventare come il dott. Squalo, perchè il dott. Squalo ha tantissimi soldi. Ho resistito fino alla pausa pranzo, ma dopo una serie di intrusioni in condomini, litigi con le portinaie (una aveva minacciato di chiamare i carabinieri) non ce l'ho fatta più, non potevo andare avanti e accettare un lavoro del genere. Saluto il tutor e il tirapiedi e mi dileguo verso casa, stanca amareggiata e ancora senza lavoro.
Il mio vecchio mi ha richiesto una playlist per il suo locale, qualcosa di rock e ritmato. Mi metto alla console e tiro giù qualche idea e un oretta dopo iTunes mette insieme i pezzi.
A vous: 1. Teddy Picker / Arctic Monkeys 2. Time Bomb / Rancid 3. I Wanna Be Sedated / RAMONES 4. Boys Don't Cry / The Cure 5. La feccia di briatore / Ministri 6. Even Flow / Pearl Jam 7. Word Up! / Korn 8. Supermassive Black Hole / Muse 9. The Pretender / Foo Fighters 10. 3's And 7's / Queens Of The Stone Age 11. Before Tomorrow Comes / Alter Bridge 12. In My Place / Coldplay 13. Anna-Molly / Incubus 14. Spaceman / The Killers 15. Nothin' But A Good Time / Poison 16. Paradise City / Guns N' Roses 17. C'mon And Love Me / KISS 18. Eat The Rich / Aerosmith 19. Fiend Club / Misfits 20. Fear Of The Dark / Iron Maiden
L'affezionatissimo Petrvs si sposa tra qualche mese, il quipresente ci ha invitato al grande evento in terra di Spagna, ed io, come sempre accade in queste occasioni, sono andata in paranoia per il vestito.
Come tutte le occasioni formali a cui devo sottopormi (colloqui, presentazioni, cene di gala, aperitivi con la Milano che conta - ma quando mai! - matrimoni, battesimi, comunioni e cresime) io vado in pallone e divento isterica per via della mia idiosincrasia nei confronti dei vestiti per bene. Vi ricorderete di certo lo sfogo dell'anno scorso per il mio di matrimonio e per un colloquio volante a fine anno.
Fortunatamente oggi in un negozio del centro ho trovato un vestito perfetto per questo scopo, dal taglio davvero grazioso e per nulla impegnativo e pretenzioso, che col mio fisico c'è poco da fare... purtroppo. Di seguto un sample del pattern stampato sulla stoffa.
Il fatto che lo abbia pagato 40€ poi me lo fa piacere ancora di più. Ora devo solo trovare scarpe e borsa... ecco la sento, inizia a salire di nuovo la paranoia.
Siccome sono in spasmodica attesa del 3, siccome con Cinnamon a WOW non ho molto da fare se non chiudermi in raid - ieri sera wipe-fest a Yog Saron 25... comunque bel fight, tutt'altro che banale, per la serie che i primi 5-6 wipe sono serviti per capire come girava la fase 1... stasera si replica - ho scaricato Diablo 2.
Apro una parentesi sul "ho scaricato Diablo 2". Vorrei ringraziare sentitamente i distributori italiani del titolo per non averlo fatto in doppia piattaforma mac e pc, tanto chissenefrega se nel resto del mondo il gioco lo trovi in doppio formato. Tra l'altro le ultime incursioni di Marito a Londra si sono rivelate un buco nell'acqua... di diablo neanche l'ombra nei vari HMV. Ma vabbè... tanto il gioco l'ho scaricato. Magari prima o poi me lo compro.
E' vero la grafica è pixellosissima, la gestione dell'inventario è ridicola, quando muori devi correre a recuperare il cadavere da vivo e il salvataggio non è dei più firendly, però che nostalgia... più di dici anni fa ero li chiusa nella mia cameretta a sparare palle di fuoco.
Certo che se non mi crashasse ogni 2 per 3 potrei andare a avanti con la trama più agilmente.