Wednesday, April 02, 2008

Di Rom, arsenico e strumentalizzazioni

Disclaimer:
questo è un post difficile, potenzialmente politicamente scorretto, ma questa volta non ce la faccio... questo sfogo, nel mio blog mi è dovuto.

Allora vado, e per farvi avere un quadro completo, ve la racconterò come una favoletta della buona notte.

C'era una volta un quartiere tranquillo alla periferia della Metropoli, si chiamava Bovisa, ma alcuni sostengono si chiami Mablandia.
Per anni Mablandia ha avuto una pessima nomea, a causa di un omicidio di una ragazza, avvenuto molti anni prima. Questa mala fama ha bollato tutti i suoi abitanti come persone che vivevano in una zona malfamata e da evitare come la peste, tant'è che quando un cittadino rispettabile, ne incontrava uno che viveva a Mablandia, si assisteva ad una scena del genere:

Cittadino Rispettabile A:"Dove vivi?"
Cittadino B:"A Mablandia"
Cittadino rispettabile A: "Ma che brutto quartiere..."

Poi, con l'arrivo del PoliMi sezione design e la rivalutazione delle ex aree industriali - il giorno prima schifate ed evitate, o abbattute come un cancro da rimuovere, il giorno dopo esaltate come frontiera dell'arte moderna - la gente si dimenticò di Mary e di quel misfatto, e a ricordarla rimase solo una targa vicino a una stazione ed un murale nell'oratorio della sua vecchia parrochia.

Mablandia iniziava a diventare cool, ma solo dalle 9.00 am fino alle 7.00 pm, poi le creperie, i bar, le pizzerie, copisterie, cartolerie e colorifici a misura di universitartio chiudevano, gli studenti correvano a prendere un treno, e il quartiere si svuotava.

Poi arrivarono gli immigrati attirati dalla vivibilità di Mablandia e dai prezzi bassi degli affitti, perchè il quartiere era ancora sconosciuto ai più, ma nonostante l'alta percentuale di cittadini stranieri, Mablandia continuava a vivere tranquillo e in armonia, era un piccolo paradiso felice, un angolo di provincia nel cuore della Metropoli.

Un bel giorno, un cospicuo gruppo di Rom, scacciati dalle altre zone per bene della città, trovò un grande campo abbandonato ai margini di Mablandia, che sembrava proprio fare al caso loro. Così ci si insediò.
Quello che i Rom non sapevano, è che quel grande campo non era abbandonato a caso.
Un tempo una grande fabbrica di vernici e altre sostanze tossiche, occupava quel suolo, contaminandolo con metalli pesanti e altre sostanze nocive, così abbattuta la fabbrica, il terreno era stato lasciato a bonificare.
Ma ai Rom, questo non importava, o forse non lo sapevano (beata igoranza), loro volevano solo un posto dove stare e condurre le loro esistenze ai margini di una società, che li vedeva come un problema e che come unica soluzione a tale problema aveva gli sgomberi.

Per giorni i politici e i giornalai hanno puntato il loro dito ammonitore contro i Rom e il quartiere, ognuno cercava di portare acqua al suo mulino, ognuno voleva strumentalizzare la faccenda. Ma nessuno seppe trovare un'alternativa allo sgombero.
Così i Rom si spostarono da un'altra parte e il campo abbandonato ai margini di Mablandia tornò ad essere abbandonato.


Perchè vi ho raqccontato questa storia?
Perchè vivo in Bovisa da 25 anni, e sono davvero stufa delle varie strumentalizzazioni che sto sentendo in questi giorni, sia dalla destra che dalla sinistra.

Parliamoci sinceramente, nessuno vuole i rom come vicini di casa è inutile stare a fare gli ipocriti! D'altro canto riconosco che il comune non può continuamente sgomberarli, da qualche parte dovranno pur andare ste persone...

Un fatto però rimane, nel campo di via Bovisasca, non ci potevano stare per la loro salute, e ne vedranno le conseguenze tra qualche anno, quando i loro bambini e i loro vecchi misteriosamente si ammaleranno, e non potranno avere accesso a i servizi sanitari.

Personalmente io non li voglio, non perchè li bollo tutti come delinquenti, ma perchè il campo, dopo il loro passaggio è una vera e propria discarica!
Queste persone non si possono lamentare se non vengono accettate, quando loro per primi non hanno come abitudine le norme base di igiene. Questo discorso è riferito a loro, ma qualunque persona che vive in mezzo alla spazzatura e non si lava, vince tutto il mio disprezzo, che sia italiano o straniero.

4 comments:

Nebo said...

Molto interessante. Del particolare del campo lasciato a bonifica non sapevo, e credo non sapesse quasi nessuno (come troppo spesso capita, pezzi importanti di informazione vengono ignorati dai media).

Sul fatto dell'igiene, del non lavarsi, sono perplesso. Non so se ne abbiano i mezzi, in quelle condizioni; ma ammetto di non saperne abbastanza per approfondire.

ilmecco said...

Guarda io sono dell'idea che i campi rom non debbano esistere. A parte le questioni igieniche, è inevitabile che diventino il rifugio di ogni sorta di delinquenti. Credimi, non parlo per pregiudizio ma per esperienza diretta. Non mi sembra vero che qui da noi dopo decenni il comune sia riuscito a demolire l'ex Caserma Cantaffio, praticamente una succursale di Mordor.

le vecchie ciabatte said...

Mah... io, con dolore, ho scoperto da un po' di essere molto razzista.

marzia.elle

dabogirl said...

perchè si chiamano nomadi se sono stanziali?
E perchè vivono di furti e espedienti poco onesti se sono stanziali?

...gli unici rom con cui mi trovai bene erano in calabria, a Diamante, erano ben integrati nella società e facevano molti sevizi.